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Shift 2: Unleashed

Shift torna in pista, con una perfetta sintesi tra simulazione e guida arcade

Voto WebNews
8,6
Data di uscita

1 Aprile 2011

Giudizi
  • Giocabilità8,5
  • Grafica8,5
  • Sonoro8,0
  • Multiplayer9,0
  • Longevità9,0
Pro

Livello di sfida elevato. Visuale in prima persona emozionante. Intelligenza artificiale vivace. Sistema dei danni effettivamente influente...

Contro

...a tratti fin troppo. Il modello di guida scivoloso potrebbe non piacere a tutti.

Di ,

Trama

Circa due anni fa Electronic Arts consegnò nelle mani del team Slightly Mad Studios lo sviluppo del nuovo capitolo della famosa serie automobilistica Need For Speed. Mai scelta si rivelò più azzeccata, tanto che dopo i lunghi anni di buio totale, sottolineati dagli ultimi tonfi macroscopici di Undercover e Pro Street, la saga riesce a ritrovare lo smalto di un tempo proprio grazie ad un netto cambio di direzione del concept, denominato appunto Need For Speed: Shift.

Abbandonate del tutto gare clandestine, tuning esasperato e modelli di guida arcade e approssimativi, la nuova strada intrapresa dal brand propone una via che abbraccia trasversalmente sensazioni di guida simulative al feeling accessibile tipico degli arcade. La formula ottiene un grande successo di critica e giocatori e, ovviamente, il sequel non ha tardato ad arrivare. Privato del “limitante” prefisso Need For Speed, Shift 2: Unleashed ha tutta l’aria di elevare all’ennesima potenza ciò aveva già mostrato il suo predecessore.

Il fil rouge dell’intera esperienza è rappresentato dalla modalità Carriera, che si apre con due gare di prova (a tempo e competitiva) utili a testare le capacità di guida del giocatore. In base ai risultati ottenuti il gioco valuterà la migliore impostazione dei parametri di manovrabilità del mezzo, il livello degli avversari e il budget iniziale per l’acquisto della prima vettura. Ovviamente, come nella precedente iterazione o in altri titoli di guida affini, questi dettagli potranno successivamente essere modificati più o meno in base alle esigenze del giocatore e garantendo un’ottima scalabilità. Una volta superata l’iniziazione di Shift 2: Unleashed, verrà il momento di fiondarsi in pista senza troppi fronzoli e giri di parole.

Lo schema della carriera prevede una struttura progressiva a compartimenti stagni, quindi accumulando punti esperienza attraverso le gare si incrementerà il livello pilota conquistando di conseguenza l’accesso ad eventi successivi, fino a raggiungere l’agognata prova finale rappresentata dal Campionato GT1. Un po’ come accadeva nel titolo del 2009, ma con l’ossatura più classica e omogenea di un Gran Turismo, il giocatore dovrà affrontare le più disparate competizioni che via via gli Shift 2: Unleashed gli porrà di fronte.

Si inizierà dalle gare più tradizionali, passando ad eventi retrò a bordo di auto anni 80′, sfide a tempo alla guida di bolidi concessi in prestito dagli sponsor, durissimi knock out dove sarà fondamentale non rimanere in ultima posizione o l’immancabile modalità derapata, anche se né avremmo fatto volentieri a meno vista la poco coerenza al contesto di gioco. Se il passato Shift peccava in termini di varietà, soprattutto quando paragonato ai mastodontici contenuti presenti in Forza Motorsport o Gran Turismo, questo sequel offre una buona eterogeneità e quantità di eventi e fortunatamente si può dire lo stesso anche per quanto riguarda i 35 tracciati i 120 modelli di automobili.

Oltre all’esperienza utile ad incrementare il livello pilota, le gare conferiranno una determinata quantità di denaro spendibile per acquistare nuovi mezzi, divisi per categoria, ed effettuare i relativi potenziamenti che influenzeranno sensibilmente sulle effettive performance, tanto che con i giusti accorgimenti sarà possibile trasformare auto di bassa caratura in veri e propri bolidi mangia asfalto. Sarà quindi molto utile utilizzare i potenziamenti, a meno che non vorrete concedervi il lusso del concessionario ad ogni passaggio di categoria. Entrando nel vivo della personalizzazione, si nota subito come per Shift 2: Unleashed il team di sviluppo abbia cercato di rendere più verosimile ogni singola elaborazione, inserendo più elementi, dettagli e descrizioni delle singole parti incrementabili, che restituiscono anche al giocatore meno esperto la maggiore consapevolezza di quello che sta per mettere sotto al cofano della propria macchina.

Anche se la somiglianza con gli schemi elaborativi di altri titoli è inevitabile, la bontà del lavoro svolto è comunque encomiabile. Purtroppo, per quanto riguarda la componente meramente estetica, siamo ancora agli stessi livelli del primo capitolo, con la sola presenza di livree e carrozzerie preconfezionate e la totale impossibilità di modificare singolarmente le parti esterne del veicolo, fatta eccezione per i cerchioni e le verniciature.

La principale rivoluzione del primo Shift è stato sicuramente il gameplay, che rappresentava un ricercato ibrido a metà strada fra arcade e simulazione pura, in grado quindi di divertire i piloti virtuali meno pretenziosi e allo stesso tempo non incontrare il disappunto degli amanti (non tutti) delle corse simulative. La formula tuttavia non era esente da difetti. Difetti che in questo secondo capitolo sono stati “metabolizzati” dagli sviluppatori. Partiamo dal controverso modello di guida che era presente in Shift. Quest’ultimo, pur restituendo un buon feeling, durante le manovre presentava un fastidioso effetto slittamento (come se si derapasse ad ogni curva), che sembrava minare l’effettiva precisione dei comandi.

Il modello, seppur lievemente rivisto, si presenta invariato anche in Shift 2: Unleashed, confermandosi quindi come una voluta scelta di design, quasi a voler ergersi a segno distintivo del brand. Effettivamente siamo di fronte ad un prodotto lungi dal voler ricercare a tutti i costi una rigida simulazione, ma che tuttavia offre un compromesso ugualmente valido e divertente. Anche perché ciò che è veramente reale, ancora una volta, è la sensazione di guida più che la guida stessa.

A testimoniare questa testi è una novità molto interessante, ovvero la visuale in prima persona, nella quale il giocatore vedrà la gara attraverso gli occhi del pilota e in cui potrà assistere in prima persona ai repentini cambi di vista che anticipano e seguono il tracciato, oltre ovviamente a deliziarsi con i precisi movimenti delle mani su volante e cambio, ai sobbalzi dell’auto o all’appannamento della visiera (presenti anche nella visuale interna più classica). Inizialmente sembrerà una modalità disorientante o addirittura ingiocabile, vista la dinamicità a tratti esagerata, ma l’utilizzo di questa visuale riesce a trasmettere, per la prima volta in un videogioco di guida, anche la sfera più emozionale ed intima della competizione.

L’aggiustamento delle meccaniche ha visto anche una buona ottimizzazione del modello dei danni, che ora influisce molto più pesantemente sulle prestazioni della macchina, arrivando addirittura ad obbligare al ritiro dalla gara, ad esempio a causa di una ruota esplosa. A questo si associa un motore fisico molto più severo che in passato, che enfatizza ogni singolo impatto con avversari o protezioni destabilizzando pesantemente il mezzo, in certi casi forse anche in modo troppo esagerato. Chiude il cerchio la sempre ottima intelligenza artificiale degli avversari in Shift 2: Unleashed, che si riveleranno più scorretti che mai, prendendovi letteralmente a sportellate pur di non perdere preziose posizioni. Anche al livello più facile sarà veramente dura tenere testa a questi spericolati piloti, tanto che su piste tecniche posizionarsi sul podio sarà un’impresa.

Per quanto riguarda il comparto tecnico, i mediocri modelli poligonali della auto visti nel predecessore sono stati ricoperti da una rinnovata e generosa dose di poligoni, tuttavia è bene precisare che l ‘aspetto visivo di Shift 2 vede soprattutto nei fondali e nell’effettistica la sua prerogativa. Riflessi di luce, sfocature, dettagli maniacali a bordo pista, sporco che si deposita sul paraurti e la certosina restituzione grafica dei danni sulla carrozzeria saranno solo alcune delle numerose chicche grafiche che Slightly Mad Studios ha confezionato. La stabilità su console è garantita da un framerate fisso a 30 fps anche nelle situazioni più ricche di elementi a schermo, mentre su PC sarà necessaria una macchina da gioco molto performante per poter godere appieno di tutte le delizie grafiche appena citate.

Da segnalare la presenza dell’Autolog, il sistema già presente in Hot Pursuit, che permette a tutti i giocatori online di comunicare tra loro condividendo successi in gara, replay, video, foto o anche di lanciare delle sfide. A questo ottimo sistema di social driving, si accompagnano delle interessanti modalità multiplayer online che comprendono la classica gara, le sfide a tempo o dei veri e propri duelli testa a testa. Un multigiocatore che arricchisce ulteriormente la già abbondante offerta ludica, garantendo altre ore di sano divertimento al volante.

Con Shift 2: Unleashed i ragazzi del team Slightly Mad Studios hanno finalmente portato a completa maturazione la loro creatura, con un processo di limatura degli aspetti meno riusciti del predecessore e ponendo ancora una volta l’accento sull’esperienza di guida vissuta in prima persona, questa volta attraverso gli occhi del pilota.

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