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Need for Speed: The Run

Il Coast to Coast di Need for Speed: The Run non convince.

Voto WebNews
7,5
Data di uscita

18 Novembre 2011

Giudizi
  • Giocabilità7,8
  • Grafica7,5
  • Sonoro7,5
  • Multiplayer7,5
  • Longevità7,0
Pro

Concept originale e modello di guida scenografico. Modalità Sopravvivenza interessante e in linea con la natura cinematografica del titolo.

Contro

Campagna poco longeva. La modalità Sopravvivenza avrebbe meritato più spazio. Manca un'evoluzione ludica soddisfacente.

Di ,

Trama

Nata nell’ormai lontanissimo 1994, la serie Need for Speed, tra grandi successi e tonfi macroscopici, è sempre riuscita a rinascere e a reinventarsi, proponendo concept diversi e originali. Dopo aver deliziato gli appassionati con una nuova interpretazione della simulazione corsistica grazie alla serie Shift, l’ultima scommessa del team EA Black Box si chiama Need for Speed: The Run, un arcade racing atipico e per certi versi pionieristico, che vede nell’ibridazione del genere il suo pilastro portante.

In Need for Speed: The Run il giocatore veste i panni di Jack, uno scapestrato automobilista di gare clandestine in costante cerca di guai. Dopo una fuga su quattro ruote dalla mafia, il giovane pilota incontra una vecchia amica che gli propone di partecipare a una gara Coast to Coast, denominata Corsa, con partenza da San Francisco e arrivo a New York, la cui vincita ammonta a ben 25 milioni di dollari. Da qui, prende il via la frenetica corsa contro il tempo per riuscire a raggiungere la Grande Mela prima degli altri duecento contendenti.

A dare una parvenza di sceneggiatura da film d’azione di serie B ci pensano alcune scene d’intermezzo realizzate con la computer grafica, inserite fra uno scenario e l’altro come mero pretesto per dare un risvolto narrativo alla particolare formula di gameplay adottata. Vista la natura del titolo, la trama riveste un ruolo marginale, ma non del tutto assente come solitamente accade in un classico gioco di guida.

La struttura prevede due fasi di gioco: guida e action. La prima componente presenta il classico feeling arcade, dove fisica e conteggio dei danni sono edulcorati da una lunga serie di licenze poetiche, atte principalmente a rendere spettacolare l’esperienza di guida. Ad ogni curva molto ampia, o durante le frenate, la telecamera sposta la visuale, enfatizzando ogni singolo spostamento della vettura, avvicinando o allontanando il punto di vista. Più che di modello di guida arcade, si potrebbe definire un modello di guida cinematografico, più interessato a restituire l’aspetto squisitamente scenografico della gara che la fedeltà e la precisione dei controlli. Tuttavia, ci vorrà del tempo prima di riuscire a domare perfettamente l’acerbo drive system, che inizialmente potrebbe addirittura risultare disorientante a causa dei continui movimenti e giri di visuale.

Anche se abbiamo parlato di un sistema danni decisamente romanzato, ciò non toglie che molti incidenti gravi potrebbero risultare fatali e porre definitivamente fine alla gara. Ed è proprio in questo senso che mostra i muscoli la difficoltà di Need for Speed: The Run. Gli avversari, fatta eccezione per le gare finali, non saranno in grado di impensierire più di tanto, il vero problema durante la guida è rappresentato invece dagli ostacoli da evitare, che rendono ogni gara una vera e propria corsa su un campo minato. Oltre al classico traffico, decisamente congestionato e di grande impedimento alla conduzione del mezzo, il giocatore deve fare i conti con gli inseguimenti della polizia (che può contare anche su di un elicottero con tanto di mitragliatore), della mafia e, infine, anche sulle avversità della natura, come valanghe o bufere di sabbia.

La sfida, dunque, non è solo riuscire a tagliare prima degli altri la linea del traguardo, ma più che altro evitare tutte le variabili ostacolanti senza schiantarsi frontalmente a 300 Km/h contro un’altra autovettura, oppure un palo della luce. I due esempi appena citati saranno all’ordine del giorno, ma ad andare incontro al giocatore ci pensano alcuni piccoli aiuti, denominati reset, che riportano il pilota all’ultimo checkpoint ed evitano di ricominciare dall’inizio le competizioni. Ovviamente, i reset possono essere attivati anche per correggere manovre fallimentari, ma il loro utilizzo va centellinato poiché, come già detto, capita molto spesso di restare coinvolti in incidenti fatali.

Le modalità di gioco che si susseguono all’interno del Coast to Cost sono essenzialmente: Sorpassa, in cui si deve semplicemente superare un numero specifico di avverasi (da 6 a 10); Checkpoint, dove Jack, per recuperare terreno sugli altri piloti, deve cercare di raggiungere determinati punti in un certo lasso di tempo; Battaglia, in cui si deve solitamente superare tre avversari e mantenere il vantaggio per un certo periodo di tempo e, infine, Sopravvivenza, la modalità più originale, in cui si deve cercare di raggiungere la linea del traguardo prima dell’avversario e, al contempo, evitare gli ostacoli naturali come le valanghe o le tempeste di sabbia, oppure i proiettili della polizia.

Questo ultimo elemento, a dispetto degli altri, è quello risultato più divertente, meglio riuscito e coerente alla natura filmica di Need for Speed: The Run. È un vero peccato, però, che gli sviluppatori non si siano sforzati nel regalare al giocatore più sezioni di questo tipo, invece di reiterare continuamente le sfide più classiche. A riprova di quanto detto, è anche il fatto che la modalità Storia dura solamente tre o quattro ore di guida effettiva e, dunque, almeno una maggior varietà situazionale avrebbe decisamente giovato sulla scarsa longevità.

Ad accompagnare a braccetto l’esperienza di guida e a rompere un po’ la monotonia delle sezioni a quattro ruote ci pensano le fasi action. Badate bene, il buon Jack non si trasformerà in Kratos e non si metterà a falcidiare innumerevoli ondate di mostri nerboruti. Need for Speed: The Run propone semplicemente piccoli sequenze su binari, in cui il giocatore si limita a compiere alcuni quick time event dove il protagonista cerca di scappare, questa volta sulle proprie gambe, da polizia o mafia. Si tratta di un espediente ludico che cerca di declinare la filosofica dinamica del gioco, rendendo più credibile l’illegalità della corsa e uscendo un po’ dall’ordinario. Senza infamia e senza lode, le sequenze non propongono nulla di veramente utile al coinvolgimento, ma va comunque dato merito al coraggio di Black Box per aver tentato di esplorare terre sconosciute e averle mescolate a un impianto di gioco non proprio predisposto a ibridazioni di questo tipo.

Uno degli aspetti che sicuramente fa sentire la sua mancanza è un’evoluzione ludica di gioco: nonostante, ad ogni vittoria, il giocatore riceva dei punti esperienza a seconda dei sorpassi sporchi o puliti effettuati, di quanti reset ha risparmiato o dei pericoli evitati, il punteggio non può essere investito per alcun tipo di personalizzazione e si limita a un semplice curriculum da mostrare ai propri amici una volta eseguito l’accesso al gioco in multiplayer, senza quindi glorificare in alcun modo concreto gli sforzi in pista. Anche il parco auto è piuttosto limitato e non si ha alcuna possibilità di acquistare nuovi mezzi o personalizzarli, limitando il tutto a scelte semi-obbligate e di poca incisività sulle gare.

Portata a termine la campagna Coast to Coast, Need For Speed: The Run torna alla sua natura più classica, allargando il suo pacchetto ludico con una serie di sfide su quattro ruote, che fanno guadagnare medaglie in base al tempo ottenuto e, attraverso il completamento di obiettivi, offrono ricompense come gare aggiuntive o altre macchine. Stesso discorso per quanto concerne il multiplayer, che allarga il suo ventaglio ludico senza stravolgere. Tornando sulle piste della Corsa, il giocatore può affrontare degli avversari in carne ed ossa e, grazie alla socialità del sistema Autolog, può condividere con gli altri piloti virtuali i suoi traguardi e continuare a incrementare il proprio livello. Anche qui, dispiace assistere alla mancanza di sfide che sposino la filosofia di gioco in singolo, limitandosi a gare fin troppo ordinarie e più vicine ai vecchi titoli NFS.

Sfruttando la bontà del motore grafico Frostbite 2.0, Need for Speed: The Run offre interessanti scorci ambientali e una discreta modellazione poligonale delle automobili, pur senza raggiungere un livello grafico eccezionale. Buona la restituzione dei danni estetici e della fisica dei mezzi, e anche l’intelligenza artificiale degli inseguitori (mafia e polizia) mostra un buon livello di reattività nel fermare la folle corsa del giocatore. Decisamente inferiore invece la capacità intellettiva dei piloti avversari.

La varietà del level design è garantita dalla diversità naturale che contraddistingue le due coste americane e lo spazio che le divide, passando dalle suggestive montagne rocciose dello Utah alle estese pianure del Kansas. Il comparto sonoro compie discretamente il suo compito, soprattutto per quanto concerne l’ottimo ritmo della soundtrack, sempre in linea con la dinamicità della corsa. Interessante la buona espressività e modellazione poligonale di Jack e degli altri piloti.

Need for Speed: The Run offre un concept originale e potenzialmente gravido di novità interessanti. Purtroppo, alla prova dei fatti, gli sviluppatori non hanno veramente osato, limitandosi a cambiare semplicemente il modo con il quale le modalità di gioco sono state proposte, ma senza variare nella sostanza i suoi contenuti, fatta eccezione per alcune sequenze altamente spettacolari, che però sono state dosate con il contagocce e, nelle circa 3-4 ore di campagna, avrebbero meritato molto più spazio. Dunque, una scommessa riuscita solo a metà, che riesce tuttavia a divertire e può contare su una componente multiplayer in grado di lievitare le ore di gioco, seppure continuando sulla strada più classica ed ignorando la vera natura del single player.

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