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Pro Evolution Soccer 2010

PES cede definitivamente lo scettro di migliore simulazione calcistica

Voto WebNews
7,9
Data di uscita

22 Ottobre 2009

Giudizi
  • Giocabilità7,5
  • Grafica8,0
  • Sonoro7,5
  • Longevità8,5
Pro

Calciatori virtuali somiglianti alle loro controparti reali. Licenze ufficiali della Champions League

Contro

Poche innovazioni nel gameplay. Movimenti ancora poco realistici. Qualche dubbio sull'IA dei giocatori

Di ,

Giocabilità

Konami ha cercato di raggiungere un livello di realismo che potesse ricordare almeno in parte quello suntuoso di FIFA 10, ma sostanzialmente ha fallito l’obiettivo poiché i movimenti dei giocatori risultano spesso goffi, rigidi, poco plastici e tutt’altro che verosimili. A questo c’è da aggiungere che il tentativo di rendere tutto più coinvolgente è sfociato in una riduzione dell’immediatezza negli spostamenti laterali con il pallone, nei dribbling e nei cambi di direzione, adesso tutt’altro che rapidi e spesso causa di frustrazione.

I calciatori avversari saranno spesso preda di un’IA approssimativa, così come i compagni di squadra, spesso imbambolati anche durante un’azione corale piuttosto concitata… Il metodo migliore per superare un difensore, a conti fatti, risulta spesso il passaggio in verticale a un compagno di squadra e il conseguente scambio uno-due o il classico filtrante.

Per segnare, quindi, non si evincono dinamiche marcatamente differenti rispetto a quelle già note, il che rende l’azione di gioco meccanica, quasi si stesse correndo su dei binari con scambi prestabiliti. Per quanto tali dinamiche abbiano fatto la fortuna di Pro Evolution Soccer 2010, riteniamo che a distanza di tempo sarebbe opportuno cambiare per non ridurre l’annuale acquisto di PES a un aggiornamento di squadra e di grafica…

Anche il livello di difficoltà, notoriamente non molto equilibrato, pare rimasto il medesimo di sempre nonostante gli sforsi profusi in cerca di maggiore realismo.

Le novità principali riguardano soprattutto il nuovo sistema degli slider, noto come Team Style, e il Card System. Durante una partita possono essere impostati diversi parametri che rispondono a esigenze di attacco e di difesa, a seconda dei casi. Mediante appositi slider, appunto, è possibile variare i livelli da 0 a 100, consentendo così di intraprendere azioni diverse e di impostare atteggiamenti differenti a seconda delle circostanze.

Si può così decidere se fare avanzare i propri compagni di squadra a supporto del portatore di palla impostando al massimo il parametro relativo al supporto del giocatore; far cambiare posizione o meno ai propri uomini impostando il relativo comando del cambio di posizione; impostare il livello di pressing da esercitare sugli avversari; lo stile d’attacco; il limite della linea difensiva e la compattezza; la strategia sul rettangolo di gioco. Le reazioni alle modifiche sono immediatamente riscontrabili.

Il Card System, invece, in fase di creazione e gestione del proprio database, consente di assegnare a ogni giocatore abilità particolari e alcune mosse speciali, sotto forma di carte vere e proprie sulla stregua di un GDR. Assegnare un tipo di carta relativa ai cross, per esempio, può far eccellere un giocatore nei passaggi lunghi e nei cosiddetti traversoni mentre una carta relativa al tiro può perfezionare la mira e la potenza di un attaccante e via dicendo.

A livello di dinamica del pallone, rimpalli e rimbalzi sembrano essere migliorati e garantiscono una certa verosimiglianza nei movimenti della sfera, anche se non mancano le anomalie inspiegabili tipiche delle cose fatte bene solo a metà, come qualche pallone che cessa repentinamente di rotolare proprio mentre sembrava destinato alla rimessa laterale…

Altra pecca non da poco, a nostro modo di vedere riguarda la Champions League: Konami ha saputo accaparrarsi già da due anni a questa parte le preziose licenze ufficiali, eppure la manifestazione calcistica per club più prestigiosa in assoluto viene svilita in maniera quasi ingenua dalla presenza di alcune squadre senza licenza.

Per questo, ancora una volta la migliore scelta rimane la vecchia Master League, che però vecchia lo è davvero e ha bisogno di novità sostanziali. In tal senso Konami ha aggiunto al possibilità di seguire da vicino il vivaio della propria società per poi inserire i talenti in erba nella prima squadra. Questa soluzione, per quanto interessante, non sembra però aggiungere particolare fascino. Tuttavia questa modalità resta sempre valida per longevità e livello di coinvolgimento.

Pressoché invariata, invece, la modalità Diventa un Mito, che consente di controllare un solo giocatore per farlo crescere e fargli fare carriera. Uno degli aspetti più criticati della passata versione era la telecamera, che purtroppo non pare sia stata particolare oggetto di cure da parte degli sviluppatori nemmeno stavolta.

A corollario, come sempre, le amichevoli, i vari tornei, le coppe predefinite e personalizzate, i campionati, le leghe e tutto quel che abbiamo sempre trovato sinora in Pro Evolution Soccer 2010.

Giudizio tecnico

Gli sforzi da parte di Konami sembrano esserci stati seriamente, ne va dato atto, ma forse nella direzione sbagliata. La casa nipponica ha accolto costruttivamente le critiche rivoltegli, ma deve averle male interpretate poiché, se progresso c’è stato, è da riscontrarsi quasi unicamente nella veste grafica, e neanche in modo così prodigioso.

Sono infatti migliorate notevolmente le texture dei giocatori in campo, soprattutto i volti, ma non sono stati molto curati i movimenti, che non variano molto da personaggio a personaggio e che ricordano più che altro le movenze goffe di marionette controllate da fili invisibili, alle prese con contrasti poco realistici.

La situazione nel complesso non deluderà comunque i patiti della serie e, in generale, Pro Evolution Soccer 2010 è un titolo sicuramente meno votato alla simulazione di quanto vorrebbe essere: specie se paragonato a FIFA 10, si ha piuttosto la sensazione di giocare a un titolo arcade, come se le squadre rivali di Konami ed Electronic Arts giocassero ormai a campi invertiti…

I campi di gioco godono di qualche buon effetto di luce, ma la resa complessiva non è esaltante, con un aliasing imperante soprattutto su console collegate in HDMI.

Il sonoro può contare sul solito esiguo numero di tracce, alcune delle quali famose. Nelle fasi di gioco gli effetti sonori non fanno certo gridare al miracolo, le urla e i cori dei tifosi sono del tutto asettici, il rumore del piede che cozza contro il pallone non sembra molto fedele alla realtà e il commento di Pardo e Altafini potrebbe alla lunga venire alla noia, anche se è sicuramente ben reso.

Non parliamo in questa sede del multiplayer, non avendo ancora avuto modo di accedere ai server per una prova approfondita, ma lo faremo senz’altro nei giorni a seguire con un aggiornamento di questa recensione.

In definitiva, a discapito di quanto ci si sarebbe aspettato, Pro Evolution Soccer 2010 non rappresenta certo il punto di svolta sperato per una serie sempre più stantia e ancor più sofferente rispetto alla concorrenza. Lo scarso numero di novità introdotte, aldilà dell’interessante Card System e dell’intrigante Team Style, e una mancanza di realismo nelle fasi di gioco, non permettono al titolo di Konami di eccellere. Consigliato ai fan irriducibili.

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