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Resident Evil 5

Capcom rivisita il genere survival horror sperimentando nuove soluzioni

Voto WebNews
8,7
Data di uscita

13 Marzo 2009

Giudizi
  • Giocabilità7,8
  • Grafica9,6
  • Sonoro9,0
  • Multiplayer8,7
  • Longevità8,4
Pro

Entusiasmante esperienza di gioco in cooperativa, soprattutto online. Una notevole quantità di segreti, in puro stile Capcom, aumenta esponenzialmente la longevità

Contro

Il sistema di controllo rigido e claustrofobico è un’eredità anacronistica difficilmente accettabile, così come le 10 ore di gioco che potrebbero essere contestate dai giocatori più frettolosi

Di ,

Giocabilità

Il cuore del sistema di gioco di Resident Evil 5 è mutuato da Resident Evil 4. L’impatto complessivo iniziale potrebbe trarre in inganno, lasciando presagire un’esperienza di gioco assolutamente in linea con quella del precedente capitolo action (GameCube, Wii e PlayStation 2). Infatti i controlli sono rigidi e la gamma di movimenti concessa al giocatore durante gli scontri a fuoco è decisamente restrittiva.

Il cosiddetto strafe (la possibilità di spostarsi lateralmente) è stato introdotto in una variante del sistema di controllo, selezionabile nell’apposito menu delle opzioni, ma continua a non essere disponibile una volta estratta l’arma. Se paragonato a giochi attuali, quali Dark Sector o un Gears of War a piacere, la sensazione di impotenza durante i combattimenti è quasi insostenibile. Eppure non si tratta di un errore di valutazione in fase di sviluppo, bensì di una decisione ben precisa che contribuisce a rendere ancora più intensa e claustrofobica l’esperienza.

La gestione dell’inventario in tempo reale è un altro tassello che concorre a definire la nuova concezione di survival horror Made in Capcom. L’obbligo di interagire con soli nove slot a disposizione per immagazzinare gli oggetti conferisce tutto un altro ritmo a Resident Evil 5. Per velocizzare ulteriormente l’azione è possibile disporne il contenuto in modo da associarlo alla croce direzionale del pad. Una trovata che dona un tocco di realismo, ma che obbliga anche a tenere a mente, perfino nelle situazioni più concitate, il numero di oggetti assegnati a ogni slot. Altra caratteristica dell’inventario è quella di poter scegliere cosa assegnare a Sheva, decidendo di affidarsi al giudizio dell’I.A. che la gestisce.

Il lavoro svolto dal team di sviluppo è encomiabile anche sotto questo aspetto. Sheva è completamente autonoma, sa badare a se stessa ed è sempre pronta in caso di bisogno a passare uno spray rigenerante o intervenire fisicamente per togliere Chris dai guai. Tutto perfetto? Non proprio. L’affascinante compagna è fin troppo intraprendente, sperperando letteralmente tutte le munizioni che deciderete di assegnarle attraverso la gestione condivisa dell’inventario; allo stesso modo, tende a curare spasmodicamente ogni minimo graffio. Tale zelo sarà anche indice di una sorprendente intelligenza, ma la maggior parte dei giocatori non apprezzerà una gestione così poco oculata delle risorse comuni.

La soluzione più drastica per arginare lo sperperamento sarà il cooperative offline, in split-screen, oppure online. A titolo informativo, una volta completata l’avventura sarà possibile invertire i ruoli e relegare Chris alla carica di comprimario.

Accettare l’idea di una compagna di squadra così autonoma o rifiutarla e optare per il multiplayer cooperativo è la chiave di lettura dell’intera esperienza di gioco. Ci si rende gradualmente conto che tutto ruota attorno al gioco di squadra; ancor più, tutto è concepito per affrontare l’avventura online con un amico. Un concept rivoluzionario, destinato a caratterizzare in modo esclusivo Resident Evil 5.

Effettivamente, essendo disposti a dimenticare qualsiasi passata iterazione della serie, questo ultimo capitolo appare quasi come uno spin-off, un action game cooperativo e dotato di una sua precisa autonomia, ma che si è adeguato ad alcuni dei canoni classici pur di mantenere la sua affinità con la saga di appartenenza. Azione pura, combattimenti emozionati e supporto reciproco sono le caratteristiche salienti dell’esperienza di gioco offerta da Resident Evil 5. Il prezzo da pagare per questo cambio di registro, già preannunciato in Resident Evil 4, è l’assenza di quel particolare senso dell’horror che aveva caratterizzato Resident Evil agli albori.

Giudizio tecnico

L’engine di Resident Evil 5 è l’ormai onnipresente MT Framework. Il motore di gioco sviluppato da Capcom mostra sempre più i muscoli, di produzione in produzione. Sebbene non si tratti ancora della revisione 2.0 (destinata a debuttare con Lost Planet 2), il risultato è possente e spettacolare. Ambientazioni e personaggi dettagliatissimi sono oltretutto graziati da un design ispirato e minuzioso.

Le versioni Xbox 360 e PS3 appaiono virtualmente identiche se non per l’inevitabile variazione cromatica dovuta a differenze puramente hardware.

A un analisi tecnica non può sfuggire l’implementazione di una modalità split-screen decisamente atipica. Lo schermo è diviso in due orizzontalmente, senza che i due semiquadri coprano l’intera superficie del display. Forse per non rinunciare al dettaglio grafico: forse per garantire un framerate sempre costante anche durante il multiplayer locale, le due sezioni dell’immagine mantengono una proporzione prossima ai canonici 16:9 e sono sfalsate l’una rispetto all’altra. Una soluzione fuori dai canoni che, inizialmente, può spiazzare, ma che alla lunga convince sempre più, favorendo la concentrazione sulla propria porzione di schermo.

A voler essere pignoli si percepisce la mancanza di una fisica applicata in modo omogeneo all’intero universo di gioco: tutto è splendido, ma statico e troppo spesso indistruttibile. Talvolta si è evidenziato anche qualche problema di v-sync (un rallentamento nell’aggiornamento dell’immagine che causa un calo del framerate, NdR), ma il tearing (avviene quando un nuovo frame si sovrappone al precedente, per un problema di sincronizzazione, creando una distorsione, NdR) è poco percepibile da un occhio non allenato e non va di certo a intaccare la bontà del lavoro svolto sui modelli poligonali di personaggi e ambientazioni, tantomeno l’ottima qualità delle texture.

La musica è stata composta da Kota Suzuki mentre alcuni arrangiamenti orchestrali sono opera di Wataru Hokoyama (maestro d’orchestra, che si è occupato anche delle registrazioni al Newman Scoring Stage di New York, presso gli studi della 20th Century Fox). Sebbene non si tratti di una delle colonne sonore più evocative di sempre, la qualità del lavoro svolto è innegabile e conferisce al gioco un feeling da kolossal pseudo-cinematografico. Altalenante, invece, la qualità del doppiaggio.

Nel complesso, possiamo riassumere dicendo semplicemente che  Resident Evil 5 è uno dei giochi più impressionanti che questa generazione di console ci abbia regalato finora.

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