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I piccoli passi verso i domini .eu

È caduto l'ultimo diaframma burocratico per i domini .ue: è stata pubblicata la proposta di Regolamento. Ora non resta che dare attuazione al regolamento ed istituire il Registro

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Mentre negli Usa l’ICANN si dà da fare per osservare la tabella di marcia per l’adozione dei nuovi nomi di dominio, in Europa con passi cauti si va avanti nella marcia per rendere operativi i Tld (Top Level Domain) .eu. Da circa un mese è stata ufficialmente pubblicata la proposta di regolamento per l’istituzione del
registro dei domini europei, approvata dalla Commissione europea a dicembre del 2000 ed ora passata anche al vaglio del Parlamento europeo.

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale è caduto l’ultimo diaframma burocratico che si frapponeva all’adozione dei domini .eu e non resta che dare esecuzione al Regolamento. La proposta di Regolamento prevede l’istituzione di un Registro amministrato da un ente senza fini di lucro operante nell’interesse pubblico (sulla falsariga dell’ICANN negli USA). È la stessa Commissione che dovrà farsi carico della definizione del registro e dell’ente amministratore, si legge sul documento dell’UE. L’aspetto commerciale sarà invece attribuito ad un organismo che opererà in regime di concorrenza.

I domini targati .eu prendono una prima forma definita a quasi un anno di distanza da quando era stata sollevata per la prima volta la questione. La Commissione europea aveva scritto nella sua agenda il bisogno di adottare un nome di dominio che contrassegnasse la presenza dell’UE in Rete nel mese di gennaio del 2000 con il lancio di un progetto, sfociato poi in un atto ufficiale presentato al Parlamento europeo il 5 luglio dello stesso anno. Di lì era partita la richiesta all’ICANN sulla gestione dell’extension .eu; gestione accordata a condizione che l’Unione concedesse la registrazione a chiunque fosse collegato territorialmente con l’Europa e che predisponesse l’apposito registro. La Svizzera che si era inserita nel dibattito precisando che .eu sta per “Europa” e non per “Unione Europea”, per il momento sembra però destinata a restare a bocca asciutta. Secondo l’UE, possono richiedere la registrazione solo i cittadini dell’Unione Europea e le persone giuridiche che abbiano la loro sede legale nell’Unione.

Se sono state ottenute le autorizzazioni necessarie dall’ICANN e l’EU ha compiuto i passi giuridici per dare esecuzione al Registro, ancora questo materialmente non ha visto la luce.

I tempi burocratici per l’adozione e la gestione dei nomi di dominio sembrano essere siderali

un po’ ovunque. Nelle scorse settimane l’ente americano per l’assegnazione
dei nomi di dominio ha approvato le convenzioni per la gestione delle extensions
globali, .biz e .info, rispettivamente dedicati ai siti commerciali e d’informazione,
rientranti tra i sette nuovi domini
approvati lo scorso novembre. Le lungaggini si sa non fanno mai bene: alcuni
critici dell’ICANN, con la scusa del suo immobilismo ne hanno approfittato
per rosicchiare terreno sotto i piedi dell’ente per la registrazione proponendo
nomi di dominio alternativi
pescando tra quelli bocciati lo scorso autunno dall’ente stesso. In fatto
di tempi L’UE, non si è dimostrata da meno. Sembrava ieri quando Erkki Lakinen,
commissario europeo alla società dell’informazione, annunciava che il vecchio
continente aveva compiuto un passo decisivo per creare l’alternativa europea
ai domini .com con quelli .eu. Molto probabilmente invece i primi domini
europei, si potranno registrare non prima della fine dell’anno.

Sicuramente questi tempi però contrastano con la premura dell’Unione nel non voler cedere più terreno
per quanto riguarda le questioni del Internet all’egemonia statunitense che
si coglie nelle svariate iniziative in atto, di cui l’accelerazione per l’adozione dell’IPv6 è solo la più significativa