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Napster, la storia infinita

Raggiunto un accordo tra Napster e le case discografiche che gli hanno mosso causa per la violazione dei diritti d'autore. Un altro episodio di questa storia senza fine.

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Napster, il servizio che consente di scambiare canzoni su Internet, ha ormai annunciato che è stato raggiunto un “agreement” sulle licenze con diverse case discografiche. E tra cause ultramiliardarie, accordi, sentenze di condanna e poi di riabilitazione continua la “storia infinita” di Napster.



In buona sostanza Napster dovrà pagare 26 milioni di dollari (oltre 54 miliardi di lire) agli autori e ai possessori di diritti d’autore come risarcimento per i danni del passato oltre ad un anticipo di dieci milioni di dollari (oltre venti miliardi di lire) per i diritti sulla musica che sarà utilizzata nel nuovo servizio sicuro e a pagamento che Napster conta di lanciare quest’anno. “Siamo felici di aver raggiunto un obiettivo così importante creando un servizio che porterà benefici agli autori, agli artisti ma anche ai consumatori”, ha dichiarato Konrad Hilbers, amministratore delegato di Napster. La società di Los Angeles ha dichiarato che l’accordo potrebbe anche porre fine all’azione legale intentata dalle case discografiche contro Napster.



Ripercorriamo per un attimo la sua storia: Shawn Fanning, studente alla Northeastern University di Boston, Massachusetts, fonda Napster. Il servizio consente agli utenti di scambiare musica in formato Mp3, che riesce a comprimere le registrazioni in piccoli file senza però sacrificare la qualità. Fanning scrisse il programma dopo che insieme ad alcuni amici aveva cercato inutilmente di trovare Mp3 in Rete. Dunque Napster permetteva a milioni di utenti di scambiare canzoni su Internet gratuitamente e ha dovuto interrompere il servizio in seguito a una causa per violazione del diritto d’autore, intentatagli dalle case discografiche.



Napster aveva cominciato già mesi fa a negoziare con alcune delle case discografiche che lo avevano denunciato per la violazione del copyright, e cioè Aol Time Warner Music, Emi e Bmge. Tra l’altro si era parlato anche che, in caso di accordo, Napster avrebbe potuto accedere ai cataloghi di Emi, Warner e Bmg. Per stringere quest’accordo la società californiana aveva portato a termine un’intesa con MusicNet, che rappresenta la joint venture per la musica in Rete tra il provider Internet RealNetworks e le tre etichette.



Sia Rob Glaser, direttore esecutivo di RealNetworks, che il direttore esecutivo di Napster, Hank Barry, definirono l’accordo “un passo avanti” per portare i cataloghi delle etichette discografiche on line. “Quello che stiamo cercando di fare è di lasciare il caos e la confusione che hanno caratterizzato il mercato, per arrivare a offrire al pubblico la musica che vuole, ma facendo sì che gli artisti siano pagati”, asserì Glaser. Ed aggiunse “Sono sicuro che con questa novità saremo in grado di fornire un servizio che risponda anche alle esigenze delle etichette discografiche”.



Attualmente molti osservatori ritengono che le possibilità che il servizio sopravviva siano davvero scarse anche nel caso dovesse raggiungere risultati apprezzabili nel corso delle trattative. Del resto i miliardi di dollari di risarcimento che la società dovrà pagare una volta che l’azione legale sulla violazione del diritto d’autore sarà conclusa rappresentano un macigno pesantissimo, senza contare naturalmente i periodi di stop imposti dalla giustizia americana e la perdita di iscritti che Napster aveva già subito a favore di altri siti che offrivano ed offrono un servizio analogo.