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Web economy: poco spazio nella Finanziaria 2002

Il mondo del web trova spazio soltanto nelle pagine di "analisi" del Dpef in discussione alle Camere. Poche righe per definire i proponimenti dell'attuale esecutivo in tema di net economy. E intanto solo il 13% della popolazione italiana possiede un Pc.

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In campagna elettorale nelle intenzioni dell’attuale maggioranza molto spazio veniva dedicato alla cosiddetta “terza i”, e cioè ad Internet e alla società dell’ Information Technology. Eppure nel Documento di Programmazione Economico-Finanziaria per gli anni 2002-2006 non sembrano esserci misure significative per un robusto sviluppo della New Economy. Infatti nel paragrafo dedicato alla net economy contenuto nel IV capitolo del Dpef alla voce “Analisi di sensitività” si parla di “sviluppare una forte penetrazione della net economy nel sistema produttivo nazionale”. Oppure di rendere operativi “gli strumenti per il recepimento della Direttiva europea in materia di commercio elettronico in modo da dare maggiore certezza agli operatori del settore”. In concreto però non viene spiegato come verranno attuate le misure per fortificare la net economy italiana nè quanto denaro verrà investito. Gli sforzi del governo si sono prevalentemente concentrati sull’istituzione della task force che avrà il compito di ricercare soluzioni per la realizzazione di reti di telecomunicazioni a banda larga come è dichiarato del resto nello stessa Finanziaria.



Alcuni esponenti dell’opposizione, in particolare l’ex-ministro della Funzione Pubblica Franco Bassanini, hanno denunciato l’eliminazione di importanti misure prese dal precedente governo in materia di Informatica e formazione professionale. Si chiede ad esempio il ripristino del programma Un Pc per gli studenti che permetteva alle famiglie degli studenti medi con un reddito basso di acquistare un Pc completo ad un prezzo ridotto (1.400.000 lire) mediante un prestito bancario a tasso zero. Inoltre si chiede il rilancio della carta di credito formativa per i diciottenni e il mantenimento del prestito d’onore di dieci milioni per l’acquisto di tecnologie informatiche e per corsi di formazione online. L’Ulivo chiede anche di estendere al settore delle biotecnologie l’investimento di 180 miliardi che già faceva parte della precedente legge finanziaria. Unico punto su cui attualmente sembrano esserci delle convergenze è appunto la realizzazione della rete per la banda larga.



Da parte sua il ministro dell’Innovazione tecnologica Lucio Stanca, di cui l’opposizione chiede le dimissioni definendolo “soprammobile”, risponde che il programma Pc per gli studenti è stato un fallimento e che la carta di credito formativa per i diciottennti in realtà non è mai stata operativa. Sottolinea inoltre gli sforzi del governo nell’affrontare le questioni della banda larga e della digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, il cosiddetto E-Governmnent.



È ovvio sperare che l’attuale esecutivo e il mondo politico-finanziario dedichino comunque in futuro maggiore attenzione al mondo dell’ IT e alle risorse che gravitano attorno ad esso. C’è molto da fare ancora in questo campo, considerando che una recente ricerca effettuata da Sirmi commissionata da Tecnodiffusione vedeva il nostro Paese tra le cenerentole del mondo in fatto di acquisto di Pc. Soltanto il 13% della popolazione italiana lo possiede. In Francia, che è subito davati a noi in classifica, il 22% della popolazione ha un computer, quasi il doppio. Di un altro mondo i dati che provengono dagli Usa: il 47% possiede un Pc. Presentando i risultati alla stampa i vertici della società informatica quotata al Nuovo Mercato hanno evidenziato che l’Italia “è ancora indietro nell’alfabetizzazione informatica, specialmente per un paese che è annoverato tra le sette potenze mondiali”