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Un Natale da pirati

Durante le feste i CD pirata hanno venduto più di quellilegali. I discografici lanciano l'allarme, ma non sembrano in grado di trovarela soluzione per un problema sempre più ingombrante

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La pirateria musicale va sempre più forte. Tra regali, party privati o veglioni aperti al pubblico, i CD masterizzati llegalmente l’hanno fatta da padroni durante le ultime festività natalizie, assestando un altro duro colpo ad un mercato, quello discografico, che già non odeva di ottima salute. Ma proprio i discografici non sembrano in grado ditrovare risposte sensate a questo grave problema.

Con un comunicato datato 8 gennaio, la Federazione dell’Industria Musicale Italiana(FIMI) ha lanciato il proprio grido d’allarme: nel mese di dicembre, «che ingenerale rappresenta il 20% del mercato discografico annuale,» le vendite di CDsono calate del 15%. Contemporaneamente, la Federazione contro laPirateria Musicale (FPM) stima che sotto Natale siano stati venduti «oltre 1milione di CD pirata». Per la FIMI, la logica deduzione è che quest’annoBabbo Natale ha «premiato più che altro le organizzazioni criminali chegestiscono il business della pirateria».

Quello della pirateria musicale è senz’altro un fenomenopreoccupante. In tutto il 2001 le forze dell’ordine hanno sequestrato quasi 1milione e 300 mila CD pirata, poco più di quelli venduti nel solo mese didicembre. Secondo il Centro Studi sul falso dell’Universitàdi Salerno, il fenomeno non coinvolge soltanto siti Internet o venditoriambulanti: il 44% dei CD piratati viene venduto in negozi autorizzati,esercizi di noleggio o bancarelle permanenti. Ormai la pirateria detiene il 25%del mercato discografico italiano, con un fatturato annuo che si aggira intornoai 180 milioni di €uro.

«I consumatori devono sapere che l’acquisto di un falsoriduce sempre più i proventi necessari alla ricerca, soprattutto neiconfronti dei giovani artisti sui quali si concentrano gli investimenti perlanciare nuovi talenti,» ha dichiarato il direttore generale della FIMI, EnzoMazza, aggiungendo che «oggi, tra CD pirata, brani illegali scaricati daInternet, musica di sottofondo in locali pubblici senza che vengano versati idiritti, si consuma sempre più musica, ma ben poco finisce a chi produce ecrea».

Fin qui tutti d’accordo. La questione si complica quando sipassa ad analizzare le cause del fenomeno. Cosa induce tante persone,tra le quali ci sarà anche gente che non ha mai ricevuto una multa per divietodi sosta, a violare la legge scaricando interi album dalla Rete o, peggio, adalimentare la criminalità organizzata acquistando CD palesemente contraffatti?

Roberto Galanti, dell’AssociazioneFonografici Italiani (AFI) se la prende con i mezzi d’informazione: «In Italiamanca il senso civico che c’è invece in altri paesi, e spesso sono i mediaad ampliare il fenomeno, invitando quasi il pubblico a scaricare le canzoni dalWeb,» dice, definendo poi «una piaga» il masterizzatore, un componenteormai installato su tutti i personal computer.

Secondo Galanti «è per questo che non si scrivono più bellecanzoni, bei testi: si guadagna di più scrivendo jingle per la pubblicità,o cambiando mestiere». Una posizione che sembra confondere l’effetto con lacausa, stando a sentire il direttore del Centro Studi sul falso, SalvatoreCasillo, secondo il quale il problema numero uno è proprio «l’immissione sulmercato di troppa musica di scarsissima qualità che non induce aspendere 40 mila lire per un CD.» Chi si rivolge al mercato del falso, spiegaCasillo, lo fa soprattutto «quando deve acquistare prodotti di musicacommerciale».

Un’oculata politica dei prezzi sembrerebbe allora lamigliore risposta alla pirateria. Tutte le mosse finora fatte per contrastarequesto fenomeno (ad esempio la recente introduzione del bollino SIAE), oltre anon aver ottenuto, evidentemente, l’effetto sperato, sono andate ulteriormentead incidere sul prezzo dei CD. Ma i discografici non sembrano propriointenzionati a far calare il costo della musica: «I prezzi in Italia sonoallineati a quelli del resto del mondo,» afferma Galanti, secondo il quale aquesto punto è meglio lasciar perdere i «ragazzini», quelli che non hanno soldida spendere, e concentrare gli sforzi sui «40-50-60enni, che hanno un vero potered’acquisto, non masterizzano i brani scaricati da Internet e non sonointeressati a risparmiare le 10 mila lire comprando i dischi pirata sullebancarelle». Tanti auguri alla musica italiana, ma una strategia del generepuzza di fallimento già dall’inizio.