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Microsoft: allarme privacy

Il media player presente nell'ultima versione del sistema operativo Microsoft consentirebbe, tramite un registro interno, di tracciare le attività degli utenti che utilizzano Cd e Dvd

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Ancora Microsoft sotto accusa. Negli Usa risuona un nuovo allarme per la privacy dettato dalla rivelazione che l’ultima versione del Windows Media Player (il noto software per ascoltare musica e vedere immagini sul Pc) è in grado di creare un registro all’interno del computer permettendo quindi di tracciare ogni movimento generato da Cd o Dvd. Il Windows Media Player è ormai un plug-in integrato nei sistemi operativi Windows da diverse versioni. Tra l’altro il nuovo sistema operativo Xp ha già venduto 17 milioni di copie e quindi la preoccupazione per questa notizia rischia di avere effetti devastanti. Microsoft si è comunque difesa affermando che le informazioni sulla privacy diffuse in passato ai consumatori erano incomplete e che adesso le ha addirittura rafforzate avvisando gli utenti che il Media Player è in grado di annotare in un registro interno tutti i dati relativi ai Cd e Dvd utilizzati.

Molti osservatori ritengono che questo file, possa essere sfruttato a dovere da societa’ di marketing piccole e grandi che vi troverebbero una incredibile fonte di dati legati alle preferenze ed alle inclinazioni degli utenti, ledendo quindi la privacy di questi ultimi. Ma allo stesso tempo potrebbe divenire elemento di prova per mariti gelosi o per datori di lavoro che intendano tenere sotto controllo i movimenti che i propri dipendenti fanno sul Pc.

Chiunque utilizzasse infatti Windows Media Player per vedere un Dvd a luci rosse lascerebbe inevitabilmente una traccia indelebile ed imbarazzante nel computer. La società di Bill Gates di rimando afferma di aver inserito il log file ed un numero di identita’ per ogni utente allo scopo esclusivo di semplificare l’utilizzo e la gestione del Media Player da parte dei consumatori, avvalorando questa tesi con la realizzazione di un sito Internet dedicato. Microsoft inoltre garantisce che i dati non vengono ceduti a terzi e che nessuna informazione sia riconducibile a soggetti ben definiti. Ma gli interrogativi restano, in particolare sulla quantità e sul tipo di informazioni personali “catturati” dal plug-in.

Una privacy sempre più minacciata dunque, in primo luogo dalle recenti misure prese dalle autorità governative statunitensi per combattere il terrorismo che si è servito di Internet come veicolo per realizzare i propri disegni criminosi, e in secondo luogo dalla crescente necessità da parte di molte aziende di trovare nuovi sbocchi di mercato e quindi di ottenere dati definiti per comporre preziosi profili degli utenti. Del resto questa pratica è stata già ampiamente stigmatizzata dal Centro per la democrazia e la tecnologia, in quanto in contrasto con lo stesso codice di regolamentazione sottoscritto da Microsoft, secondo il quale “gli utenti devono avere il controllo sulle modalità con cui sono usati i loro dati”. E intanto Bill Gates si prepara ad affrontare l’agguerrita battaglia legale sostenuta da nove stati Usa inerente l’accusa di monopolio davanti al giudice Colleen Kollar-Kotelly titolare del caso