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Amazon e scrittori ai ferri corti

Si fa vivace la polemica tra Amazon e il sindacato degli scrittori, che di recente aveva severamente criticato la nuova linea di marketing adottata dal sito, che prevede la vendita anche di libri usati.

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Il Sindacato degli scrittori, che rappresenta ben 8.000 iscritti, ha duramente bocciato la nuova politica di Amazon di offrire edizioni usate di libri nuovi, sostenendo che in questo caso né gli autori né gli editori ricevono royalties, che ovviamente essi incassano dalla vendita di libri nuovi. Quindi il sindacato scrittori (Authors Guild) la scorsa settimana ha inviato molte email ai propri membri esortandoli a rimuovere dai propri siti internet i links con Amazon, links che consentono ai visitatori delle pagine Web degli autori di raggiungere velocemente il sito di Amazon per acquistarne il libro.

Bezos ha risposto nella giornata di Domenica con un massiccio invio di e-mail sia a privati che a rivenditori sparsi per il paese che avevano venduto libri usati attraverso Amazon. ed ha chiesto loro di difendere la posizione di Amazon secondo la quale i libri usati farebbero invece acquisire nuovi lettori. Del resto già la scorsa settimana Patti Smith, portavoce di Amazon aveva affermato: “La nostra iniziativa di vendita dei libri usati offre grandi vantaggi ai lettori ed è positiva anche per gli autori perché incoraggia il pubblico a provare generi e scrittori che altrimenti continuerebbe a ignorare”. Ed ancora Bezos: “Come avrete letto dai giornali negli ultimi giorni, siamo stati criticati dalla leadership di una piccola ma vigorosa organizzazione per il fatto che vendiamo libri usati sul nostro sito web. Abbiamo scoperto che il nostro business dei libri usati non allontana gli affari dal mercato del nuovo. Anzi, è successo il contrario.” Bezos ha poi invitato i sostenitori del progetto a scrivere alla Authors Guild, usando un un tono “educato e civile”.

Secondo il portavoce di Amazon Bill Curry, più di 4.000 e-mail sono state inviate alla Authors Guild a partire da lunedì pomeriggio. Paul Aiken, direttore esecutivo del sindacato, ha affermato che la cifra è più o meno esatta, ma che la posizione dell’ organizzazione non sarebbe cambiata. “Bezos ci ha male interpretati,” ha affermato Aiken. “Non abbiamo detto che tutte le vendite di libri usati indeboliscono l’azienda. Noi affermiamo che la linea di marketing di Amazon sui libri usati è dannosa per gli autori e per gli editori.”

C’è da dire che nessuna delle parti è riuscita a produrre dei dati a supporto delle proprie argomentazioni. Aiken ha aggiunto di non possedere statistiche che indichino che i libri usati influenzino le vendite delle nuove edizioni. D’altro canto Bill Curry non ha potuto produrre esempi o testimonianze di autori che abbiano ricevuto vantaggi dal sistema di vendite di Amazon. Le edizioni usate sono tradizionalmente associate con titoli fuori stampa o poco conosciuti. Tuttavia, i clienti di Amazon possono acquisire vecchie copie di libri popolari. Per esempio “Lucky Man” di Michael J. Fox è disponibile in copertina “elegante” al prezzo di $16.07 oppure usato per $12.98. Ma Fox non riceve un dollaro di royalty sulle copie usate vendute.

Tra l’altro non è Amazon stessa a vendere il libro. Infatti, ai clienti è consentito di offrire le edizioni usate attraverso il sistema di vendita online. Amazon poi riscuote una tassa pari al 99% su ciascuna vendita, oltre ad un 15% sul prezzo di acquisto. E questo naturalmente agli scrittori proprio non va giù. L’eterna lotta sul diritto d’autore continua.