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Disordine intorno all’Ordine (degli Informatici)

Negli ultimi sette anni sono state presentate in Parlamento sette proposte per la creazione di un Ordine degli Informatici, ma nessuna è mai arrivata in aula. Anche le associazioni che si pongono quest'obiettivo ne riconoscono la vanità. Un punto della situazione.

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Tutti lo propongono, nessuno lo vuole. È stato presentato il
3 aprile in Senato, ma se ne è avuta notizia solo la scorsa settimana, un
disegno di legge per la creazione di un Ordine degli Informatici, a sua
volta diviso in tre albi (dottori, tecnici e periti). Il DDL 1305 d’iniziativa
del senatore Filadelfio Guido Basile (Forza Italia) recante «Disposizioni in
materia di disciplina degli esperti informatici» ha dato adito ad accese
polemiche in Rete, dal momento che propone di rendere l’esercizio della
professione
subordinato alla presenza nell’Ordine e vincola l’iscrizione ad
uno dei tre albi al possesso di uno specifico titolo universitario o di scuola
superiore.

In realtà, la proposta per la creazione un Ordine degli
Informatici non è nuova: nelle ultime due legislature sono stati presentati sette
DDL
in proposito, quattro alla Camera e tre in Senato, cinque dalla Casa
delle Libertà e due dall’Ulivo. I sette DDL sono praticamente identici;
soltanto l’ultimo,
quello presentato dal senatore
Basile
, si differenzia dagli altri in quanto assegna quattro posti nel consiglio
nazionale
del proposto Ordine all’Unione Professionale
Esperti Informatici
(UPEI) invece che alle associazioni fondatrici del Coordinamento Interassociativo Nazionale
Informatici
(CININFO).

«Il disegno di legge sull’Ordine non passerà mai», ci
ha detto Raffaele Pinto, presidente dell’Associazione
Nazionale Informatici Pubblica Amministrazione
(ANIPA), una delle associazioni
fondatrici del CININFO; Pinto spiega che una segnalazione dell’Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato
(AGCM) del dicembre 1997 pone un serio veto all’istituzione di nuovi
Ordini Professionali nel nostro paese. L’Autorità, allora presieduta da
Giuliano Amato, rilevava

come «la protezione e l’eccesso di regolamentazione dei mercati possano
ostacolare lo sviluppo delle attività produttive e dell’offerta di servizi». Santo
Milici, direttore nazionale dell’UPEI, rincara la dose: «Noi non vogliamo un Ordine,
anzi, siamo per l’abolizione di tutti gli ordini professionali»,
dichiara ad HTML.it.

Dunque: da almeno sette anni giacciono
in Parlamento, appoggiate da maggioranza ed opposizione, una serie di proposte
per la creazione dell’Ordine degli Informatici senza che una di esse sia arrivata
all’esame dell’aula. Non solo; le stesse organizzazioni (CININFO ed UPEI) che pongono
tra le loro finalità la «creazione di un Albo di professionisti che
operano nei settori informatici, telematici e multimediali» dichiarano poi la
vanità di questo obiettivo. Cosa c’è sotto?

«La proposta è chiaramente provocatoria», spiega
Milici: «il mercato necessita di condizioni chiare per l’esercizio delle
professioni di carattere informatico. Dal momento che questo governo, come i
precedenti, non mostra di volere intervenire per l’abolizione degli ordini
professionali, questa proposta serve a riaccendere la polemica. È un
fatto che da tre-quattro giorni su Internet non si parli d’altro». Milici
rileva come in Italia esistano attualmente oltre 100 mila partite IVA

legate all’informatica senza che i professionisti del settore abbiano alcun
tipo di riconoscimento. Il direttore dell’UPEI nega di voler fare differenza tra
informatici di serie A e di serie B: «Ci sono risorse pregevoli anche tra i non
laureati e i non diplomati; il DDL è stato scritto in quel modo solo perché è
così che la legge divide le corporazioni».

Milici invita allora tutte le associazioni di categoria a
sedere intorno ad un tavolo affinché anche le figure che si sono sentite messe
in discussione (i webmaster, per esempio, che in questi giorni sono
stati tra i più attivi nelle proteste) possano avanzare le proprie richieste.
Raffaele Pinto offre come spazio di discussione il forum dell’ANIPA e come piattaforma di
partenza il progetto
di legge 1650
per la Riforma delle libere professioni presentato a
gennaio da La
Russa
(Alleanza Nazionale).

Finora sembra essere mancato, soprattutto, il coordinamento
tra le associazioni di categoria, il Parlamento (alcuni deputati e senatori
hanno avuto modo di esprimere perplessità circa i DDL per l’istituzione dell’Ordine presentati dai colleghi
del loro stesso schieramento) ed il Governo. «Abbiamo avuto degli incontri
informali con il ministro per l’Innovazione
e le Tecnologie
», dichiara Santo Milici, «ma ancora nessun riscontro
concreto».