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WorldCom e il futuro delle TLC

L'avvio della procedura di bancarotta per il gigante statunitense WorldCom, se da un lato non preoccupa gli utenti dei suoi servizi di rete, dall'altro potrebbe gettare un clima di sfiducia nell'intero settore delle telecomunicazioni.

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E così, com’era previsto, per WorldCom è arrivata la
richiesta di bancarotta. L’effetto dell’ennesimo scandalo che vede coinvolto un
grande gruppo statunitense in pochi mesi potrebbe essere disastroso per
il mercato delle telecomunicazioni e per l’intero mondo finanziario. Gli
analisti ed il governo stanno tentando in queste ore di gettare acqua sul fuoco
per tranquillizzare almeno gli utenti (e sono milioni) che a WorldCom si sono
affidati per l’accesso alle reti di telecomunicazione.

«Benché io sia profondamente preoccupato dagli sviluppi di
questa situazione, voglio assicurare al pubblico che noi non crediamo che
questa richiesta di bancarotta condurrà ad un immediato disfacimento del
servizio
per i consumatori», ha dichiarato il presidente della Federal Communications Commission (FCC), Michael
K. Powell. Anche in caso di fallimento, dicono gli analisti, non dovrebbero
esserci grossi problemi per i consumatori: «Fra un po’ potreste semplicemente
trovare un simbolo differente sulla bolletta del telefono», ha osservato Carl
Howe, di Forrester Research.

Ma per i creditori, i concorrenti ed i lavoratori di
WorldCom, la situazione potrebbe essere meno rosea. Il Capitolo 11 della
procedura di bancarotta, richiesto da WorldCom prevede l’azzeramento dei debiti
della società finché non si sia riorganizzata; al contrario di altre procedure,
sotto le quali i debiti della società in bancarotta vanno estinti vendendone i
beni, l’obiettivo del Capitolo 11 è dare un po’ di respiro al richiedente in
modo che possa riavviare i suoi affari su basi più solide e possa pagare
pienamente i creditori.

C’è anche la possibilità che il tribunale fallimentare
cancelli completamente i debiti di WorldCom; questo, naturalmente, è
visto come il fumo negli occhi dai creditori della società, ma anche dai suoi
competitori e, paradossalmente, potrebbe diventare motivo di preoccupazione per
gli stessi lavoratori del gigante delle telecomunicazioni. Scott Cleland,
presidente della società di ricerche sulle TLC Precursor Group, intervistato dalla Associated Press spiega così la questione: «È
come un virus che si espande dappertutto. I fornitori vengono
sottopagati. Le persone che fanno affari con loro vengono sottopagate. Un sacco
di debiti non onorati verranno assorbiti». In sostanza, se WorldCom non potrà
pagare i suoi creditori, si creerà un clima di sfiducia intorno all’intero
settore delle TLC che avrà riflessi negativi sia sui concorrenti che sulla
stessa WorldCom.

WorldCom è un conglomerato di 70 compagnie. Le sue principali
divisioni sono:

  • UUNET e MFS Communications, le due dorsali sulle quali passa un terzo del traffico Internet statunitense
  • MCI, un provider di telefonia a distanza (il secondo degli Stati Uniti) che serve 20 milioni di clienti
  • La compagnia di paging (una sorta di servizio SMS) SkyTel Communications

WorldCom è stata
accusata di aver operato una truffa contabile del valore di 3,8 miliardi di
dollari
. Come ammesso dai suoi stessi dirigenti, WorldCom ha registrato
oltre 3 miliardi di dollari nei bilanci del 2001 e 797 milioni in quelli del
2002 come investimenti invece che come spese di gestione. Le uscite di
un’azienda descritte come investimenti possono essere detratte dai bilanci
nell’arco di molti anni in modo da tenere più alto il margine dei profitti. La
società ha presentato domanda di bancarotta domenica.