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L’ICT recupera, ma è presto per gioire

Luci ed ombre nei bilanci delle grandi società della net economy per il secondo trimestre dell'anno. Segnali di recupero da e-commerce, software e servizi Internet. È invece ancora buio pesto per computer e processori.

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È tempo di bilanci per le aziende legate all’ICT. Sono
stati presentati nell’ultima settimana i risultati per il trimestre
aprile-giugno 2002; in alcuni settori, cominciano ad intravedersi timidi
segnali di ripresa. Non abbastanza, comunque, da lasciare spazio all’ottimismo;
per quanto riguarda computer e processori, in particolare, è ancora in piena
crisi. Ma andiamo per ordine.

Amazon.com, sito
simbolo del commercio elettronico, ha conosciuto un vero e proprio boom
delle vendite. Stimolati da una politica degli acquisti molto aggressiva, gli
acquisti nel megastore di Jeff Bezos sono cresciuti del 21% in un anno,
toccando quota 806 milioni di dollari. Ma questo non è bastato a generare
profitti: negli ultimi tre mesi, Amazon ha fatto registrare una perdita netta
di 94 milioni di dollari. Rispetto ai 168 milioni dell’anno scorso si tratta
comunque di un progresso ed il sito prevede di generare utili entro l’anno
fiscale.

Va meglio la situazione nel mercato del software. Microsoft ha registrato un 10% in più nelle
entrate, giunte a 7,25 miliardi di dollari, ed un utile netto di 1,53 miliardi.
Nello stesso periodo del 2001, l’utile era stato di appena 65 milioni, ma il
gigante di Redmond scontava una ammenda di 2,63 miliardi per investimenti
scorretti. La prestazione di Microsoft è stata sostenuta in particolare dalle vendite
nei settori dei sistemi operativi (+20% in un trimestre) e dei prodotti server
(+13%).

Il successo al botteghino di film come “Harry Potter” ed
“Ocean’s Eleven” ha contribuito a far registrare ad AOL Time Warner i primi profitti dai
tempi della fusione. Gli utili netti della società hanno toccato i 394 milioni
nel trimestre, rispetto ad una perdita netta di 734 milioni nello stesso
periodo del 2001. Ma se si guarda ad America
Online
, la divisione Internet del colosso mediale, il discorso è diverso:
depresso dalla crisi del mercato pubblicitario, il provider ha fatto
registrare un declino del 27% nell’utile operativo lordo, fermo a 473 milioni
di dollari, a fronte di un calo delle entrate del 3%.

Il discorso peggiora parlando di hardware. Il mercato dei personal
computer
è praticamente fermo. Apple
Computer
ha consegnato 808 mila iMac questo trimestre, il 2% in meno
rispetto ad un anno fa; gli utili netti hanno raggiunto 32 milioni di dollari,
un risultato quasi dimezzato rispetto ai 61 milioni del 2001. Non vanno meglio
le cose per IBM, le cui entrate sono scese
del 7% in un anno nonostante la vendita dell’unità hard disk. L’utile netto
della società è stato di 1,45 miliardi, dai quali vanno sottratti 1,4 milardi
di addebiti dovuti al riallineamento della divisione Microelectronics, alla
vendita del settore hard disk e alla riduzione della forza lavoro. Gli utili
netti nello stesso trimestre del 2001 erano stati di 2 miliardi.

Ma il mercato che si trova più in affanno è senz’altro
quello dei microprocessori. Intel ha
riportato un utile netto di 446 milioni di dollari, ovvero il 128% in più in un
anno, ma in calo del 52% rispetto al trimestre precedente. L’azienda leader nel
settore dei microchip sconta i costi per la dismissione della divisione Intel
Online Services. Se si escludono questi costi, ma anche gli ammortamenti per il
2001, l’utile netto di Intel cala del 39% in tre mesi e del 27% in un anno. Non
fa meglio il rivale AMD, le cui vendite di
processori sono calate del 35% in un anno, portando l’utile dai 142 milioni del
secondo trimestre 2001 agli attuali 17 milioni di dollari. Entrambe le società
sperano di recuperare nei prossimi sei mesi che generalmente, da soli, coprono
l’80% delle vendite.