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Google rivoluziona l’informazione

Da ieri Google offre un motore di ricerca per le news che è un vero e proprio sito d'informazione costruito setacciando 4 mila fonti in giro per il mondo e selezionando le notizie senza alcun tipo di intervento umano.

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Google ha rilasciato ieri una nuova versione del suo servizio
News
, che applica l’algoritmo di ricerca del motore alle pagine pubblicate
quotidianamente dai siti d’informazione, offrendo una rassegna stampa in tempo
reale sugli avvenimenti mondiali. Rispetto alla vecchia versione, la nuova
(anch’essa una beta) attinge ad un più ampio ventaglio di fonti, è divisa in
sezioni e appare complessivamente più ordinata e professionale della
precedente. Ma ciò che più stupisce nel nuovo Google News è che il sito sia
interamente confezionato da un robot di ricerca, senza la necessità di alcun
intervento umano; una caratteristica per la quale, vista anche la qualità dei
risultati, si può ben parlare di rivoluzione.

«Google News è molto
speciale in quanto offre un servizio di news compilato esclusivamente da
algoritmi computerizzati», spiegano dal motore di ricerca. «Google non impiega
direttori, capiredattori o editori. Mentre le fonti delle notizie variano nella
prospettiva e nell’approccio editoriale, la loro selezione per l’inclusione è
fatta senza badare al punto di vista politico o ideologico». Google News,
infatti, scartabella in continuazione in un ventaglio di 4 mila siti

d’informazione in tutto il mondo (nella precedente versione erano 150) e per
collocare le notizie che trova di volta in volta si affida totalmente ai tradizionali
criteri
utilizzati dal motore di ricerca per l’archiviazione delle URL:
freschezza, credibilità della fonte e numero di siti che linkano la notizia.
Non c’è nessun direttore che stabilisce quale sia la notizia di apertura; è
l’algoritmo che capisce, guardandosi in giro, quali sono gli avvenimenti più
importanti della giornata.

Google ha anche sviluppato un processo automatico che
raggruppa le notizie sullo stesso fatto e le foto ad esse collegate. Per ogni
notizia trovata, Google visualizza per primo il risultato che meglio si adatta
ai parametri del proprio algoritmo, e lo collega a tutti gli altri. Ieri, ad
esempio, il titolo d’apertura (la vittoria di Schroeder nelle elezioni tedesche)
era linkato al sito ABS CBN News, la foto di spalla era presa dal sito di Sky
TV, ma poi i lettori potevano scegliere di leggere la notizia su quasi 800 siti
diversi. «Dal punto di vista del lettore», ha dichiarato Marissa Mayer, product
manager di Google, «questo cambia le abitudini tradizionali, perché di
solito si sceglie una fonte e poi la notizia, mentre con questo servizio prima
si sceglie la notizia che interessa, e poi la fonte».

Questa caratteristica, che consente una panoramica completa
sulla copertura mediatica di qualunque avvenimento nell’arco degli
ultimi 30 giorni, renderà Google News uno strumento irrinunciabile per chi fa
informazione così, come per i semplici utenti di Internet. Ma per lo stesso
motivo, Google rischia di attirarsi le ire degli editori: ieri, ad esempio, tra
tutte le notizie in homepage, soltanto una dava come primo riferimento il sito
della CNN e nessuna quello della Reuters; cosa penseranno i grandi siti
d’informazione se i propri lettori andranno su Google per cercare una notizia e
non torneranno più indietro perché le loro pagine non si adattano all’algoritmo
del motore?

A giugno, gli editori danesi hanno chiesto ad un
tribunale di oscurare il sito NewsBooster.com
proprio per la sua pratica di linkare le notizie pubblicate sui siti
d’informazione. In una ingiunzione preliminare, la corte ha dato ragione agli
editori ed ora NewsBooster non può pubblicare link alle maggiori pubblicazioni
danesi online. L’unica differenza tra Newsbooster e Google News è che il sito
danese richiede ai suoi utenti il pagamento di un abbonamento e fornisce la
possibilità di ricevere direttamente i link nella propria casella di posta
elettronica.

È probabilmente questo il motivo per il quale Google News
non ospita alcun tipo di pubblicità né porta avanti alcun altro tipo di
iniziativa a scopo di lucro; la Mayer ha spiegato che il servizio è
ancora altamente sperimentale e di pubblicità potrà parlarsi soltanto al
momento del rilascio di una prima versione completa. Su Internet, e lo sanno
bene quelli di Google, la prudenza non è mai troppa.