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La doppia vita delle pop‑up

Sempre più siti abbandonano le pop‑up che però, dati alla mano, sono sempre più numerose. Ed ora evolvono in una nuova forma che potrebbe rivelarsi la più temibile fonte di spam.

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Ask Jeeves, la società che gestisce i motori di ricerca
Ask.com e Teoma.com, ha deciso di mettere al bando le pop‑up dai
suoi siti. Ask Jeeves è soltanto l’ultima grande Internet company in ordine di
tempo a rimuovere le finestre pubblicitarie progettate per aprirsi
automaticamente al caricamento di una pagina. Ciò nonostante, i dati dicono che
le pop‑up sono più diffuse che mai e alcune controverse tecnologie
promettono per loro una nuova vita.

Ask Jeeves ha motivato la sua decisione con la volontà di
migliorare la corrispondenza tra desideri dei lettori e offerte degli
inserzionisti. «Non siamo una destinazione, ma una porta verso una destinazione»,
ha dichiarato Jim Lanzone, vicepresidente della compagnia. «L’obiettivo di un
sito di ricerche è aiutare gli utenti a trovare ciò che vogliono. E gli
inserzionisti hanno bisogno di pescare dove sono i pesci». Ask Jeeves adotterà
quindi la tattica già utilizzata da Google, quella di visualizzare pubblicità
testuali
distinte dai risultati ma collegate all’oggetto della ricerca. «Le
pop‑up sono al di sopra o al di sotto di quello che si cerca», ha detto
Lanzone, spiegando che l’intento di Ask Jeeves è quello di mettere in relazione
in maniera più precisa utenti e inserzionisti.

La scelta di Ask Jeeves si colloca però in un contesto di
generale perplessità nei confronti delle pop‑up. America Online ha appena
rilasciato una nuova versione del suo servizio dial‑up priva di finestre
pubblicitarie da parte di inserzionisti esterni. «I siti Web pensano che non
possono più permettersi di irritare i consumatori», ha spiegato
Forrester Research per bocca del suo analista Jim Nails, il quale ha però
chiarito le pop‑up «resteranno nel ventaglio delle possibilità, con una
percentuale minore dell’offerta pubblicitaria totale».

Considerazioni che si scontrano con i dati forniti da
Nielsen//NetRatings secondo i quali, nel secondo trimestre del 2002, le pop‑up
avrebbero toccato quota 5 miliardi, rispetto ai 3,9 miliardi del
trimestre precedente. È di questi giorni, inoltre, la notizia di una nuova
tecnologia in grado di far apparire pop‑up indesiderate anche senza che l’utente
apra il proprio browser: DirectAdvertiser.com ha infatti rilasciato un software
in grado di utilizzare a scopi commerciali una funzione di Windows nota come Messenger.
Si tratta di un’applicazione presente su Windows 2000, NT e XP studiata per
consentire agli amministratori di sistema di inviare messaggi ai terminali di
una rete.

Il software di DirectAdvertiser si intrufola nella porta del
Messenger e fa apparire messaggi pubblicitari sullo schermo del computer. Non sono
né e-mail né pop‑up, ma sono più subdoli, potenti ed efficace sia delle e‑mail
che delle pop‑up. Questi messaggi, infatti, per ora si sottraggono alle
leggi anti‑spam e la loro origine sembra irrintracciabile; Lenard Iszak, il
creatore del programma, giura che esso è in grado di inviare 5 mila messaggi
l’ora
e di raggiungere un utente al secondo. Zoltan Kovacs, fondatore di
DirectAdvertiser.com, ha dichiarato di aver venduto 200 copie del programma a
699 dollari l’una negli ultimi due mesi.