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Cinque candeline sulla torta dell’XML

La famiglia XML comprende ora decine di linguaggi e di sotto livelli, decine di nuove applicazioni. Per le sfide del futuro XML deve rinnovarsi e semplificarsi

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Lo scorso lunedì l’XML ha compiuto cinque anni. Era il 10 febbraio 1998 quando sul sito del W3C comparve la Extensible Markup Language (XML) 1.0 Recommendation, ossia il documento tecnico definitivo sull’implementazione del meta-linguaggio XML. A firmarlo era un gruppo di lavoro composto da personaggi provenienti dal mondo dell’industria e della ricerca: SUN, Microsoft, NCSA, Netscape, Università dell’Illinois, Università di Chicago.



Gli autori di quel documento guardavano lontano e nelle loro teste c’era fisso il pallino dell’interoperabilità e dell’ubiquità dell’informazione. Il World Wide Web, grazie all’HTML, affascinava sempre più utenti e si avviava a diventare un medium di massa.



L’informazione disponibile era in continua crescita e si moltiplicavano le applicazioni per accedervi, inziava la guerra dei browser e la corsa ai tag e alle tecnologie proprietarie. Se nell’era industriale a guidare lo sviluppo era stata «l’intercambiabilità delle componenti», ossia la possibilità di usare parti diverse per ottenere lo stesso prodotto a costo minore, nell’era dell’informazione la necessità è quella di rendere «riutilizzabili i pezzi di informazione».



Come fare in modo che un pezzo di “informazione” possa essere riutilizzabile su supporti differenti e con meccanismi differenti? Come guidare il progresso della società dell’Informazione? Quanto è stato fatto e quanto è rimane da fare?



Questo si chiesero e continuano a chiedersi i membri del W3C. Due del gruppo XML, Dave Hollander e C. M. Sperberg-McQueen, in occasione dell’anniversario della nascita del meta-linguaggio hanno pubblicato un documento in cui si analizza lo stato dell’arte dell’XML e si cerca di capire cosa manca e cosa ancora c’è da fare per rendere XML diffuso.



Oggi l’XML viene utilizzato soprattutto per l’interscambio dei dati nei siti di commercio elettronico oppure in quei siti che hanno necessità di gestire larghi database. Le informazioni possono passare dai database, agli strumenti di rapporti statistici, ai browser, ai palmari e a tutti gli applicativi che supportano XML senza nessuna difficoltà.



XML è usato anche nei Rich Site Summary (RSS), i sistemi di condivisione dei contenuti tipico dei Blog (HTML.it ha una propria pagina dedicata ai feed RSS). XML è supportato da software come OpenOffice e StarOffice, e anche tutta la suite Microsoft Office 11 supporterà, non sembra ancora in che modo, il salvataggio dei dati in formato XML. Infine XHTML, un linguaggio di formattazione di pagine Web simile all’HTML, ha alcune caratteristiche proprie dell’XML.



L’XML è abbastanza diffuso e supportato ma, fanno notare i due autori, il problema è nella sua complessità, che continua a crescere. Accanto ad XML è nato XSLT, XPath, XSL, XML Schema ed un altra decina di raccomandazioni che hanno esteso le possibilità del linguaggio padre ma ne hanno reso quasi ingestibili le applicazioni.



Il futuro, viene suggerito dal documento, è tutto nella semplicità del linguaggio. Nella nuova “era dell’informazione” ci sarà sempre più bisogno di sistemi facili da utilizzare e se XML non tiene il passo potrebbe soccombere. Con un danno per tutti: XML, a differenza dei formati dei software proprietari, non ha patenti o brevetti di utilizzo e i suoi utilizzi sono liberi.



Il documento alla fine si trasforma in un appello alla comunità di sviluppatori e utilizzatori di XML, una “chiamata alle armi” della discussione per poter contribuire a migliorare e rendere più utile questo fantastico strumento. Il futuro e anche nelle nostre mani.