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Verisign cede sotto la morsa dell’ICANN

L'ICANN alza la voce e Verisign recede dalla propria iniziativa: eliminato il redirect che trasformava gli url inesistenti in contatti per Verisign ed in clienti per SiteFinder. Permangono le procedure legali contro la concorrenza sleale messa in atto.

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Alla fin fine ha dovuto cedere. Sotto le pressioni dell’ICANN Verisign ha infatti dovuto sospendere, dopo un primo rifiuto di fronte alle prime intimidazioni, il proprio servizio di redirect che tanti malumori ha creato nel settore dei motori di ricerca.

Il funzionamento era semplice: ad ogni url inesistente avente estensione .com o .net (domini di cui Verisign è gestore unico) l’utente veniva reindirizzato su una pagina che l’azienda ha definito “di servizio” ma che in verità concretizza una vera e propria infrazione del contratto firmato con l’ICANN, autorità di gestione del servizio DNS. Un dato su tutti: nelle due settimane di attività del redirect, SiteFinder è stato usato 40 milioni di volte, con relativo danno indiretto apportato alla concorrenza.

L’ICANN ha dovuto, in virtù della propria posizione, stringere la morsa attorno a Verisign: è stato inviato un avviso secondo cui o il servizio veniva sospeso, o si sarebbe avviata una procedura legale avente il fine di ripristinare la precedente situazione di legalità. Il servizio, attualmente, non risulta più attivo.

Va sottolineato come almeno tre procedure legali siano state avviate contro Verisign da parte di aziende rivali. Una di queste, la Popular Enterprises, azienda a capo del sito di ricerca netster.com, avrebbe addirittura richiesto 100 milioni di dollari come risarcimento per la concorrenza sleale attuata.