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SCO scopre il codice e rilancia le licenze

SCO inizia a consegnare i documenti che dimostrerebbero le accuse portate avanti contro IBM. Big Blue conferma ma non commenta. Intanto SCO esporta all'estero le licenze, non ancora legittime, per l'utilizzo di Linux

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Qualcosa di concreto nel tormentone SCO: IBM ha finalmente in mano il nome dei file e gli estratti del codice rivendicati dall’azienda di Lindon. Su tale codice si basa tutta la querelle, ma fin quando in Dicembre la Corte non ha imposto a SCO di apportare documentazione sostanziale alle proprie accuse, nulla di tangibile aveva ancora mai dato spessore reale alla vicenda.

Lunedì la svolta: in ottemperanza a quanto imposto, SCO ha inviato alla controparte la documentazione con i dettagli dell’accusa. Ora sta alla Corte stabilire se il tutto sia accettabili ai fini del procedimento giudiziario in corso. Parte del materiale verrà inviato in un secondo momento a causa dell’impossibilità, visto il periodo festivo appena trascorso, di reperire tutto il materiale.

IBM ha confermato l’avvenuta ricezione del tutto ma non ha al momento rilasciato dichiarazioni in merito. Dal contenuto delle carte consegnate alla Corte Federale dello Utah dipendono le sorti dei procedimenti pendenti sugli utenti Linux finora indagati. La difesa di questi ultimi sarà comunque appoggiata da aziende quali Red Hat, Novell ed il consorzio OSDL che recentemente hanno garantito ai clienti copertura finanziaria sulle cause legate all’affaire SCO.

Nel frattempo SCO ha allargato il suo piano di licenze sulll’utilizzo di Linux. Le nuove licenze potranno essere utilizzate anche dalle piccole e medie aziende fuori dagli Stati Uniti, compresa Italia, Francia ed Inghilterra. In Europa resta fuori la Germania, in cui a SCO è vietato parlare di licenze sino a quando non sarà acclarato se Linux viola o no il brevetto Unix.