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Torna a crescere il numero degli utenti P2P

Il settore musicale, nuovo mercato dalle uova d'oro, continua ad essere in feroce fermento. Da una parte c'è iTunes che bussa alle porte europee, dall'altra c'è il nuovo aumento degli utenti dei canali di file-sharing. Ed ora la battaglia sbarca in Italia

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Pochi giorni dopo l’annuncio trionfale in cui la RIAA evidenziava i successi della propria battaglia legale in termini di diminuzione di utenti P2P, ecco le controdeduzioni provenienti dall’NDP Group: la tendenza, in verità, sarebbe ormai invertita ed il segno “meno” riscontrato nel semestre precedente lascerebbe posto al segno “più” appalesatosi a partire da Settembre 2003.

Il calo, conseguenza tangibile delle denunce che la RIAA ha scagliato contro utenti presi come capro espiatorio, sarebbe andato scemando parallelamente alla diminuzione dell’attenzione posta dai media sul caso. A partire da Settembre, poi, gli utenti sfruttanti canali di file sharing sarebbero tornati ad aumentare fino a segnare, già in Novembre, un’inversione quantificata in un forte +14%.

Visti i dati degli ultimi mesi, insomma, se non venisse confermata la tesi secondo cui la tendenza sarebbe esclusivamente figlia di una variazione stagionale legata alle festività di fine anno, c’è da prevedere un sollecito ritorno sulle cifre di 12 mesi or sono per poi andare verso un aumento in termini assoluti. Contromosse RIAA permettendo: Jonathan Lamy, portavoce del gruppo, sottolineando ancora una volta gli ottimi risultati ottenuti dalla prima offensiva, preannuncia nuove iniziative sulla scia della strategia intrapresa negli ultimi mesi.

La situazione italiana, intanto, vive un momento del tutto particolare. Parallelamente all’arrivo di strumenti quali iTunes (nel nostro paese limitato da un collo di bottiglia quale la ancor relativamente limitata estensione della banda larga), arrivano le minacce della Federazione dell’Industria Musicale Italiana (FIMI). Per voce del vicepresidente Enzo Mazza la federazione pone alcuni paletti imprescindibili: “Scaricare qualche brano è una cosa, ma distribuire grandi quantità di file musicali è un’altra cosa”.

Come per il caso americano, dunque, anche in Italia le case discografiche tentano di spianare la strada ai servizi di download musicale facendo piazza pulita di tutti i fenomeni potenzialmente dannosi al mercato in quanto legati allo scambio gratuito. La battaglia in atto stabilirà i nuovi equilibri tra un progressivo aumento dell’emoraggia di introiti legata al P2P e l’apertura del nuovo mercato rappresentato da iTunes & C.