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Antitrust, perquisita la sede Microsoft di Tokyo

Un improvviso blitz negli uffici di Tokyo della filiale nipponica di Microsoft solleva un nuovo polverone antitrust per l'azienda di Bill Gates. Le accuse appartengono allo stesso filone che sta portando in Europa verso una sentenza sanzionatoria.

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Per Microsoft i problemi in tema antitrust si estendono: mentre in Europa continua il braccio di ferro con il presidente dell’apposita commissione garante della concorrenza, l’italiano Monti, in Giappone parte una improvvisa perquisizione negli uffici della controllata nipponica dell’azienda di Redmond. L’accusa è sempre la stessa: aver abusato della posizione dominante nel settore software per spingere i prezzi al rialzo imponendo altresì condizioni impossibili ai diretti concorrenti.

In Europa il problema è strettamente legato all’inclusione del lettore Media Player nel sistema operativo. Nulla è dato a sapersi invece circa i dettagli del versante giapponese della vicenda, ma il campo di applicazione non sembra essere comunque difforme dal filone europeo: la denuncia infatti contemplerebbe proprio l’installazione di software non meglio precisato a complemento del sistema Windows.

L’importanza della denuncia è ben motivata dai dati che vedono il Giappone al terzo gradino nella classifica dei paesi con i maggiori investimenti nel comparto dei personal computer. Un dirigente della commissione antitrust nipponica avrebbe specificato le intenzioni di metter luce sulle condizioni troppo restrittive, ai limiti della leicità, imposte da Microsoft ai concorrenti giapponesi sia in ambito software che in ambito hardware.

In Europa la questione non è ancora diradata: dopo le proposte avanzate da Redmond per chiudere la vicenda, proposte puntualmente rifiutate dal massimo esponente Mario Monti, sembra aprirsi ora la strada di una duplicazione dell’offerta, con la pubblicazione di un secondo sistema operativo rispondente alle richieste della commissione (cioè privo di Windows Media Player).