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UE, approvata la Direttiva sulla Proprietà Intellettuale

Con 330 si e 151 no passa al Parlamento Europeo la Direttiva sulla Proprietà Intellettuale (alla quale le singole giurisprudenze dell'Unione dovranno adeguarsi entro i termini stabiliti). Scagionati i file-swapper privati, eliminato l'aspetto penale.

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330 si, 151 no, 39 astensioni: con questi numeri passa al parlamento europeo la Direttiva sulla Proprietà Intellettuale. All’esterno del parlamento, in contemporanea alle votazioni, una manifestazione del CODE tentava di sollevare il caso rispolverando i temi della libertà e della privacy come baluardi insormontabili.

La direttiva, la cui relatrice è Janelly Fourtou, è passata con larga maggioranza ma è stata stemperata in certuni aspetti cardinali dall’approvazione di alcuni emendamenti. La grossa novità rispetto al testo originale è la completa depenalizzazione del reato: rimangono solo sanzioni amministrative, ed i singoli stati potranno avvalersi della facoltà di aggiungere postille penali al momento però non previste a livello comunicario.

Scagionati definitivamente, con un emendamento approvato solo al termine della discussione, gli utenti che fanno uso del peer-to-peer per scopi strettamente privati: obiettivo della legge è dunque colpire l’uso commerciale dei file illegali, e per gli utenti affezionati al file-sharing è il momento di un salutare sospiro di sollievo. Grazie a tale distinguo sarà possibile una equa discriminante tra attività innocue ed attività attivamente criminose, permettendo diverse applicazioni della normativa in funzione della svariata casistica possibile (infatti il diritto d’autore non ricopre solo l’ambito musicale, ma si estende a tuttotondo con implicazioni molto più vaste rispetto alle normative d’oltreoceano).

Meno soddisfatti, invece, gli ISP: pur trovandosi sollevati dal dover essere tra incudine e martello nella scampata battaglia major vs utenti, dovranno tener traccia di tutte le attività P2P al fine di consegnare i dati utili all’identificazione di possibili utenti denunciati per una illegale attività di scambio con finalità lucrose.

Una nota particolare va riservata alla relatrice della legge. Nominata relatrice il 20 Febbraio 2003 dalla “Commissione giuridica e per il mercato interno” del Parlamento Europeo, Janelly Fourtou si è subito contraddistinta per il feroce pugno di ferro imposto. Nella prima relazione è stata la stessa Fourtou ad eliminare il distinguo tra finalità private e finalità commerciali, tentando di fare un fascio unico di tutti gli utenti per imporre il divieto di scambio di file su larga scala.

Il tutto però fa storcere il naso alla luce del conflitto di interessi che ricopre la relatrice della normativa: Janelly Fourtou è infatti moglie di Jean-René Fourtou, amministratore delegato del gruppo Vivendi. Il gruppo Vivendi, per essere chiari, è proprietario di Universal Music Group (la più grande delle “major” della musica), Cegetel (uno dei maggiori operatori di telefonia francesi), Canal+ (colosso di pay-tv e distribuzione televisiva e cinematografica), Vivendi Universal Game (leader del settore videogiochi).