QR code per la pagina originale

P2P spoofing: accordato il brevetto truffa-P2P

Accordato con numero 6.732.180 il brevetto sul meccanismo ideato all'Università di Tulsa per scoraggiare la pratica del P2P. Il sistema crea un numero imprecisato di file "esca" rendendo vane le ricerche sui normali canali P2P.

,

«P2P spoofing». Mentre la prima sigla è il classico identificativo dello scambio peer-to-peer, il secondo termine indica il raggiro, la truffa, l’imbroglio. Dalla combinazione dei due si evince il significato di un nuovo fenomeno che potrebbe portare nuove armi all’armata anti-P2P.

Il tutto nasce nei laboratori dell’Università di Tulsa per mano del prof. John Hale e dello studente Gavin Manes. I due starebbero infatti lavorando al fine di commercializzare un’idea che già fu tradotta in richiesta di brevetto nell’Agosto del 2000. Ora il brevetto è stato accordato ed è registrato presso l’ufficio competente con l’identificativo 6.732.180.

Cita il testo depositato:«[…] metodo o prodotto che inibisce i motori di ricerca automatica […] replicando le esce in numero tale da rendere inefficienti i motori stessi». Il funzionamento è semplice: lo strumento opera uno scanning dei sistemi di sharing, cercando in automatico i prodotti illegali. Per ogni prodotto identificato il sistema ne crea molti inutilizzabili (non a caso definiti «esce») ma in grado di confondersi con quelli autentici messi a disposizione nel circuito. A questo punto l’utente che cerca tale prodotto avrà poche possibilità di imbattere in quanto ricercato: è sulla frustrazione conseguente a vari download inificiati che gli autori dell’idea puntano per minare alle basi il fenomeno del file-sharing.

L’idea non è certo nuova, ma l’aver posto un brevetto su tale sistema significa prendere il controllo di un aspetto potenzialmente esplosivo per il futuro della lotta al P2P (muovendo altresì il primo vero passo verso una molto probabile commercializzazione del prodotto). Overpeer, marchio da tempo collegato al P2P spoofing, avrebbe già alcuni brevetti registrati in vari paesi extra-USA e tre richieste pendenti proprio negli States. Il sistema ignora ovviamente i file legali: tale fattore non è assolutamente ininfluente in quanto non va ad ostacolare gli strumenti P2P che intendono porre le proprie strutture al servizio di un mercato legale di file (proposta che, pur se con le attenuanti del caso, da tempo propongono i vertici di un servizio esterno al P2P United quale Kazaa).

Vista l’evidente difficoltà della battaglia frontale contro lo scambio di file, la nuova strategia punta ora sull’ostruzionismo e sul tentativo di rendere inefficaci gli strumenti propri del file-sharing. Afferma Hale, uno dei titolari del brevetto: «se non vuoi che qualcuno trovi il tuo genio nella bottiglia, l’unica soluzione è creare tanti cloni del genio e sperare che nessuno trovi quello giusto». Ragionamento ineccepibile, etica discutibile. Per quanto concerne l’efficacia, invece, sarà il mercato a restituire il proprio inappellabile verdetto.

Video:BitTorrent Bundle fa guadagnare con il P2P