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Ricerca sul PC: tutte le novità

Tanto spazio su disco, migliaia di documenti da gestire: cresce il bisogno di sistemi di ricerca efficaci per il desktop. Le risposte dei big dell'ICT ad un'esigenza sempre più sentita.

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Desktop search. È un tema che negli ultimi mesi è periodicamente
emerso nelle cronache di giornali e siti tecnologici, così come nei commenti
di analisti e società di ricerca. Ma di cosa si parla esattamente? Dell’implementazione
di tecnologie e strumenti di ricerca finalmente avanzati sui nostri PC.
Una sorta di Google ‘locale’, insomma, che invece che sul Web agisce tra le migliaia
di file che si accumulano su hard disk sempre più capienti. Il punto cruciale
è proprio questo. Cresce lo spazio fisico su disco, cresce a dismisura
il numero di documenti, cresce la difficoltà di gestirli e rintracciarli
in modi realmente efficaci. Gmail ha portato con sè proprio questa
lezione: se hai tanto spazio, non preoccuparti di sprecare tempo a riordinare
e ripulire tonnellate di messaggi, basta poter contare su un’ottima funzione di
ricerca.

Di un possibile ingresso di Google in questo settore si è discusso molto
nel mese di maggio, quando il New York Times aveva parlato esplicitamemente della
possibilità che il motore di ricerca più popolare del mondo potesse
avere un suo alter-ego su milioni di PC. Per ora tutto è rimasto a livello
di voci (seppure autorevoli come quella di John Markoff) e l’unico sconfinamento
fuori dal browser della società di Mountain View rimane al momento la sua
Deskbar, il tool che consente la ricerca sul Web partendo da un piccolo
box presente sulla barra delle applicfazioni di Windows.

Il salto dal Web al desktop lo ha invece compiuto il ‘vecchio’ Hotbot.
La sua barra (Hotbot Desktop), simile per altri versi a quelle di Google e Yahoo,
contiene anche una speciale funzione di indicizzazione di contenuti locali (documenti
Office, e-mail, cronologia e cache di Internet Explorer, per esempio).

Microsoft, invece, ha recentemente acquisito una società specializzata,
Lookout Software, insieme al suo programma di punta. Lookout si installa come
add-on di Outlook (non Outlook Express) e consente ricerche all’interno delle
caselle di mail, contatti, calendari, documenti locali. Un prodotto che per la
sua stessa natura sembra rivolgersi prevalentemente all’utenza aziendale o ai
power user di Outlook. Si può scaricare e installare gratuitamente da questa
pagina di Microsoft Sandbox.

Funzioni di desktop search, seppure con filosofie e interfacce diverse, svolgono
pure altri programmi, come Blinkx
(gratuito) e X1 (commerciale).

Ognuno potrà trovare comodo, conveniente e adatto ai propri scopi uno
di questi programmi, ma la verità è che nessuno di essi è
destinato a rivoluzionare il modo di fare ricerche sul PC. Non per loro limiti,
ma per quelli dei sistemi di archiviazione su cui operano. La vera svolta in questo
settore avverrà a livello di sistemi operativi. E non è una svolta
lontana. Sia Apple che Microsoft sono pronte a stupirci a partire
dai successori di Panther e Windows XP.

Tiger,
ovvero Mac OS X 10.4, dovrebbe esordire verso la metà del 2005. Quando
Steve Jobs lo ha presentato in anteprima alla Apple Worldwide Developers
Conference, la caratteristica che ha più enfatizzato è stata Spotlight,
il nuovo sistema di ricerca alla base del sistema operativo. La novità
più evidente sarà il supporto nella ricerca dei cosiddetti metadati,
informazioni sul file e sui suoi contenuti collegate a ciascun documento. Esempi
classici di metadati sono i tag ID3 dei file MP3 o le informazioni aggiuntive
che possono essere collegate ai documenti prodotti con Word. Con Spotlight, quindi,
la ricerca va oltre il nome del file o il suo contenuto (quest’ultimo limitato
a quelli testuali). E si estende ad ogni tipo di documento compresi filmati, musica
e immagini.

WinFS,
invece, è il nome del sistema che gestirà le ricerche su Longhorn.
Non si tratta di un nuovo file system, ma di un potente servizio di archiviazione,
gestione e organizzazione dei documenti che tratterà i dati presenti sul
nostro PC come un enorme database. Ricercare, in questo caso, significherà
in sostanza interrogare il database, con tutte le possibilità di filtro,
incrocio di chiavi e creazione di relazioni offerte da un sistema siffatto. Risultato?
Facilità e velocità di reperimento, organizzazione dei dati in basi
a criteri personalizzati e indipendenti dalla localizzazione fisica su disco.
Per certi versi è la fine del concetto di ‘cartella’, sostituito da quello
di ‘vista’ tipico dei database. Un esempio? Oggi, se voglio organizzare e ordinare
razionalmente tutti gli MP3 di Vasco Rossi, ho come via preferenziale quella di
piazzarli in una stessa cartella. Domani, potrò non preoccuparmi della
loro localizzazione. Mi basterà cercare e salvare i risultati della ricerca
(query) in una nuova collezione di item (Microsoft li definisce set) che
potrà anche essere aggiornata automaticamente man mano che in futuro dovessi
aggiungere nuove canzoni di Vasco Rossi. Apple implementerà su Tiger un
sistema simile, chiamato Smart Folder. Non ci resta che aspettare.