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L’oligopolio dei motori di ricerca e il ‘click fraud’

Pochi motori controllano il mercato, dunque potrebbero accordarsi e, tramite click artificiosi, tutto il sistema pay-per-click potrebbe essere inquinato. Ciò implicherebbe una falsificazione del mercato: l'ipotesi sarà vagliata in sede legale.

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E se il mercato dei motori di ricerca fosse viziato dalle distorsioni causate da un evidente oligopolio? E’ su questo dubbio che si basa un esposto della “Lane’s Gifts and Collectibles” (azienda che vende bambole online) secondo cui i maggiori motori di ricerca potrebbero essersi accordati per azionare strumenti ideati al fine di ottenere lauti introiti dai propri sistemi di click-through.

L’accusa è rivolta a Google, Yahoo, FindWhat, Ask Jeeves, America Online, Walt Disney e Look Smart. In particolare il sospetto lanciato è quello che operando click fasulli (e coordinati) sulle promozioni legate a talune keyword sia possibile aumentare i profitti diretti del motore e nel contempo è altresì possibile mantenere alto il prezzo dei singoli click. La forma della denuncia è quella della class action, e così altre parti lese potrebbero aggiungersi al coro iniziato dalla Lane’s Gifts and Collectibles.

Se l’iniziativa legale trovasse un qualche riscontro (ipotesi che trova pochi consensi vista la difficoltà di talune verifiche) il tutto costituirebbe un grave danno per tutto il sistema dei motori di ricerca, pesantemente basato ad oggi sul sistema pay-per-click. Google, ad esempio, basa la quasi totalità dei propri introiti sui click sulle promozioni: una eventuale sentenza negativa ripercuoterebbe pesantemente le proprie conseguenze a partire dal mercato azionario, ma l’ipotesi è al momento remota e le indagini ancora devono prendere il via.

Il “click-fraud” già diverse volte è stato nel mirino di alcune iniziative legali, ma i motori di ricerca hanno finora rivestito sempre i panni della vittima ed hanno tentato di arginare tutti i sistemi truffaldini che, tramite click artificiosi, abbassano la qualità delle promozioni e spiazzano le campagne promozionali di eventuali aziende rivali. Il caso in esame è opposto, in quanto i motori di ricerca sono accusati di sfruttare a proprio vantaggio i click fasulli. Se il tutto dovesse anche risolversi in una semplice bolla effimera, rimane l’ennesimo dibattito sul pay-per-click, sistema per il quale la fiducia nell’offerente rimane l’unica garanzia all’acquisto.