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Il click fraud coinvolge anche Yahoo

Dopo il noto caso da 90 milioni di dollari di Google, anche Yahoo rimane coinvolta nel click fraud: Ben Edelman ha scoperto un sistema che tramite spyware crea link inesistenti su spazi promozionali Yahoo a danno di utente ed inserzionista

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Dopo Google, anche Yahoo finisce nelle maglie del click fraud. Il caso sembra essere particolarmente importante, inoltre, per la dinamica stessa del meccanismo tale per cui non serve neppure il click per far scattare visita, pagamento e truffa. La scoperta del tutto è addebitabile al già noto Ben Edelman, il quale ha dettagliatamente spiegato sul proprio sito web il funzionamento del processo truffaldino ricordando di averne segnalata l’esistenza fin dallo scorso Agosto.

L’approfondimento di Ben Edelman risulta essere assolutamente esaustivo. L’indice viene puntato specificatamente contro i rapporti indiretti che Yahoo detiene con nomi discutibili (e legati al mondo degli spyware) quali 180solutions, Qklinksilver, DirectRevenue, IBIS, Claria e Hotbar. I sistemi aventi tali software installati, spesso all’insaputa dell’utente, fanno scattare un falso click su particolari siti web contenenti promozioni Yahoo. Senza che il mouse debba interagire con il link sponsorizzato, la pagina dello sponsor viene raggiunta e tramite un giro di collaborazioni il click redistribuisce denaro sottratto truffaldinamente al committente della campagna.

Ben Edelman non vuole fare di tutta l’erba un fascio e divide così le varie accuse in un preciso elenco di definizioni: «click fraud», ovvero la registrazione di click mai desiderati e mai realmente avvenuti; «untargeted traffic», ovvero l’approdo sul sito dei promotori di utenti completamente disinteressati e privi di redditività (ma portatori di un costo); «failure to label sponsored links as such», «low-quality traffic», «unethical spyware-sourced traffic», tutti effetti collaterali delle false visite generate dallo spyware.

Ben Edelman chiede infine esplicitamente a Yahoo di risolvere il problema ovviando innanzitutto a contatti poco positivi tanto per i propri clienti quanto per la propria utenza. Edelman non nega che anche Google sia in qualche modo coinvolto, ma rinvia ad un prossimo approfondimento il tutto.

Update:
Yahoo! dimostra fin da subito di aver colto senza esitazioni l’invito di Edelman: «Yahoo! prende molto sul serio le problematiche collegate alla qualità del proprio network di ricerca e distribuzione. Per questa ragione stiamo verificando attentamente le osservazioni che sono state sollevate. Non appena verranno individuate le fonti di queste implementazioni intraprenderemo le debite azioni, che potrebbero prevedere l’interruzione di un feed, la cessazione del rapporto con un partner o anche un’azione legale nei confronti dell’entità che procura il danno».