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Google cresce ancora, ma gli azionisti vendono

I dati ComScore registrano per Google il nono mese consecutivo di crescita. Nel contempo alcuni servizi non raggiungono il successo sperato ed il motore ha lanciato la prima pubblicità video.

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Con il dato registrato in Aprile Google raggiunge il nono mese di crescita consecutivo: il leader è sempre più leader ed ormai ha occupato nel ramo della ricerca una fetta di mercato molto superiore rispetto alla diretta concorrenza. I dati comScore fotografano per Google una crescita negli Stati Uniti del 7% circa in 12 mesi passando dal 36.5% al 43.1% di diffusione. Yahoo segue con il 28%, in discesa rispetto al precedente 30.7%, il che a livello assoluto significa 2.9 miliardi di query composte su Google e 1.9 miliardi su Yahoo.

Windows Live Search, il motore che ha palesato maggiori ambizioni per il prossimo futuro, continua a scendere passando dal 16.1% al 12.9%. Scede anche Ask.com, l’unico nei mesi passati a registrare trend positivo nonostante l’avanzata Google.

Una parallela statistica pubblicata nei giorni passati rendeva evidente il fatto che la vittoria di Google nel campo della ricerca non si riflette anche in altri settori: il portale Yahoo rimane il più cliccato ed i servizi collaterali di Google non hanno raccolto tutto il successo che il motore sperava. Alla luce di queste piccole crepe Donna Bogatin si è chiesta sul “Digital Micro-Markets” di ZDNet se Google possa essere a rischio nel proprio settore di riferimento: la risposta proposta è quella di capire gli sviluppi del click-fraud, delle pubblicità pericolose (spyware, adware) e soprattutto della garanzia alla privacy degli utenti. Eventuali problemi in questi ambiti potrebbero capovolgere il trend odierno.

I risultati di crescita di Google vanno a braccetto con le opportunità createsi all’interno di un mercato della pubblicità online in persistente crescita. In questo contesto Google ha recentemente lanciato la prima «video ad», ovvero la prima pubblicità sotto forma di filmato digitale, la quale va ad affiancarsi alle note pubblicità testuali ed alle più rare manifestazioni grafiche concesse da AdSense. Quella che potrebbe essere una prepotente novità per il futuro è quella ipotizzata dal New York Times: «per ora Google non ha mai aggiunto pubblicità grafiche su Google.com o altri siti proprietari, ma tengono in considerazione la cosa per il futuro».

Ancora il NYTimes fa notare come l’annuncio della prima pubblicità video giunga in curiosa concomitanza con l’acquisto da parte di AOL di Lighteningcast, gruppo impegnato proprio nella vendita di promozioni video. La divergenza tra le due offerte consiste nel fatto che il gruppo acquisito da AOL mette a disposizione veri e propri video mentre Google ha previsto per ora solo un’immagine statica con il video che si carica esclusivamente a seguito di un click volontario da parte dell’utente (modalità denominata «click-to-play»). L’annuncio Google, corredato di maggiori dettagli e di un esempio, è disponibile sul blog del circuito AdWords.

Se il quadro dipinto attorno a Google rimane roseo, qualcosa di meno positivo sembra venire dai movimenti di borsa legati al management del motore. Negli ultimi giorni, infatti, un cospicuo numero di azioni è stato venduto dai responsabili Larry Page, Omid Kordestani, George Reyes e Jonathan Rosemberg. Dall’inizio dell’avventura in borsa non si sono registrate acquisizioni ma solo vendite. Spiega il sito NetSteering, riferimento specializzato per l’insider trading: «gli insider acquistano azioni quando sentono che il loro gruppo avrà buone performance nel lungo periodo». Inoltre, parafrasando Peter Lynch, “uno dei più grandi investitori di tutti i tempi”: «gli insider possono vendere le proprie azioni per molte ragioni, ma le acquistano per una sola ragione: pensano che il prezzo salirà». Nel caso di Google il valore è sceso da 440$ a 370$ nel giro di poche settimane. E gli insider hanno venduto in massa nel giro di pochi giorni.