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Couple-surfing e la società mediata

Couple-surfing, ovvero navigazione in coppia con la condivisione della propria vita digitale come nuovo collante aggiuntivo per i propri rapporti sociali della vita reale. L'argomento è stato rilanciato da Reuters dopo una provocazione nata sul Wired

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A metà tra la realtà e la provocazione, un nuovo concetto è emerso dalla blogosfera fino ad arrivare oggi tra i lanci di Reuters: è nato il couple-surfing. A livello di definizione, trattasi dell’abitudine a navigare in coppia, condividendo di fatto la realtà del web pur in copresenza. La peculiarità del concetto sta proprio nella commistione tra due entità normalmente separate: la vita di coppia e la navigazione online sono sempre state distanti a causa dell’abitudine ad una navigazione solitaria nella quale il rapporto viene allacciato esclusivamente online.

Il couple-surfing fa cadere una serie di pregiudizi e per questo motivo è destinato a sollevare gli entusiasmi dei coinvolti e gli orrori dei più restii a questo tipo di scosse telluriche del sociale. «Dopo esserci accorti che comunicare scrivendo era molto più agevole… il nostro appuntamento si è svolto senza parlare. Ci siamo scambiati gli auricolari in continuazione e abbiamo scritto e ordinato della birra e del vino e del cibo… La cameriera pensava che fossimo pazzi»: così la cantante Amanda Palmer avrebbe commentato la propria esperienza e così Reuters introduce l’argomento. La prima provocazione sarebbe giunta dal Wired e presto si approda ad interpretazioni quali «la navigazione in coppia può essere apparentemente banale come dire al proprio partner di portare fuori l’immondizia o intimo come condividere un libro di fronte ad un camino ardente».

Internet come un nuovo collante sociale o Internet come un mezzo distruttivo dei rapporti sociali? La tensione tra gli opposti estremismi si risolve solitamente con una via di mezzo che vede lo sfilacciamento delle vecchie abitudini ed un riassesto in grado di comprendere tra le nuove relazioni sociali anche la pratica di condividere silenziosamente uno schermo, delle cuffie e delle esperienze digitali. La “società mediata” trova concretizzazione. Ancora da Reuters: «È difficile comunicare cose come le immagini, i suoni e gli indirizzi internet attraverso la voce»: il couple-surfing nasce dunque come risposta ad una necessità, ad un desiderio di estendere in una nuova dimensione un rapporto già esistente nel reale.

Quanti hanno lanciato in passato anatemi contro i danni arrecati alle famiglie dai silenzi innanzi allo schermo televisivo replicheranno ora le proprie opinioni verso la nuova pratica del couple-surfing. Gli entusiastici vedranno invece in questo attacco la mancata considerazione di una attività di condivisione e la superficialità di una critica basata sul silenzio del rapporto (la comunicazione si trasferisce nella gestualità praticata con mouse e tastiera). L’immagine proposta da imomus (blog nato sullo specifico del couple-surfing) non rende onore all’adrenalina della condivisione e sembra manifestare di più la solitudine di una coppia divisa da due interfacce, ma intanto il blog conta sempre più commenti e l’argomento sembra quantomeno raccogliere un certo interesse.