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WiFi, spunta l’ombra del brevetto

Qualsiasi dispositivo o servizio basato su WiFi potrebbe in futuro vedere il prezzo lievitare: un brevetto è stato accordato alla Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation (Csiro) ed ora i protocolli 802.11a e 802.11g sono tutelati

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Cosa succederebbe se il WiFi dovesse improvvisamente fare i conti con un brevetto? È la domanda che si pongono in molti in queste ore alla luce di una sentenza che profila una proprietà intellettuale sulla tecnologia di trasmissione wireless. I protocolli 802.11a e 802.11g, sinonimo di WiFi in tutto il mondo ed a monte di una innumerevole quantità di progetti, sarebbero infatti sotto tutela legale e la relativa decisione di un giudice federale del Texas ha determinato lo sconcerto generale.

I fatti: il giudice Leonard Davis ha accordato la validità di un brevetto dell’australiana Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation (Csiro) registrato nel 1996. In conseguenza di ciò la piccola Buffalo Technology si è trovata costretta a risarcire la Csiro per una somma tra 1.5 e 2 milioni di dollari. La vittoria è avvenuta in prima seduta, dunque il passaggio attraverso altri gradi di giudizio è cosa necessaria prima di chiudere la vicenda. Stando ai fatti ad oggi il WiFi risulta protetto, l’adozione dei protocolli va autorizzata ed il costo di ogni tecnologia o servizio in questo ambito è destinato a veder lievitare i costi di vendita ed uso.

La vicenda non è comunque completamente nuova e già le radici affondano al 2005: Dell, Microsoft, Intel, HP e Netgear si scagliarono contro la Csiro nel tentativo di annullare il brevetto. L’accusa depositò gli atti presso la Corte di S.Francisco ma la Csiro ne richiese lo spostamento presso la Corte del Texas motivando il tutto con le approfondite ricerche già operate dal giudice Davis (lo stesso della sentenza contro la Buffalo Technology). I due rami della vicenda sono destinati ad affiancarsi e Csiro avrà a che fare con un muro di fuoco non indifferente per tutelare i propri diritti.

L’aspetto più evidente è come, nel caso specifico, il brevetto potrebbe rivelarsi un fattore drammatico per tutto quel che è l’indotto correlato al Wifi. Si può pensare ai chip Intel così come a Zune, si può pensare alle reti locali come a FON, si può pensare a tutte le case che producono router: tutto ciò che è 802.11a e 802.11g rischia un feroce riassetto. Troppo feroce: è più facile pensare ad un finale a tarallucci e vino che non ad un brevetto che porrebbe tutto il settore in drammatica difficoltà. Una cosa sola è certa: la soluzione del problema non arriverà a breve.