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Videogiochi, arrivano le sanzioni penali

Sulla scia del polverone sollevatosi con il caso di Rule of Rose, la Commissione Europea sta per approvare una serie di normative aventi l'obiettivo di imporre ed armonizzare controlli e sanzioni penali per i rivenditori disattenti all'età dei clienti

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Il caso Rule of Rose ha lasciato il segno: «oggi i ministri della Giustizia della Ue hanno preso di mira i videogiochi violenti, stipulando un accordo per distribuire su tutto il territorio dell’Unione informazioni su quali dei videogiochi in commercio non siano in regola con la legge, ma lasciando la decisione finale sul divieto di vendita ai singoli stati» (Reuters).

Franco Frattini ha specificato a margine dell’incontro di Dresda che maggiori controlli andranno effettuati affinchè i videogiochi vengano venduti esclusivamente a ragazzi in età per potervi accedere (il limite sarà quello indicato sulla confezione). Una normativa comune a tutti i stati membri, però, sarà pressochè impossibile da raggiungere ed ogni singolo stato avrà dunque pieno potere nel determinare quali siano i giochi da limitare. Esprimendo questi dubbi Frattini limita quelle che sono le evidenti intenzioni delle autorità tedesche (la Germania è presidente di turno dell’Unione), pronte a stilare una lista nera che guidasse le decisioni comunitarie in merito. L’armonizzazione, insomma, secondo il Vice Presidente della Commissione Europea con delega a giustizia, libertà e sicurezza, Franco Frattini, sarà relativa esclusivamente alle sanzioni.

Fino ad oggi i limiti di età sono stati determinati dal PEGI (Pan European Game Information), organismo europeo a cui i produttori sottoponevano volontariamente i propri prodotti e le cui indicazioni hanno mero valore consultivo. L’intenzione nuova è quella di determinare norme esecutive e relative sanzioni, così da portare la normativa all’attuazione.

Va ricordato come Frattini fu pesantemente richiamato all’ordine nel momento in cui si schierò apertamente contro il ritiro dal mercato di Rule of Rose, videogioco che aveva «profondamente scioccato» l’eurodeputato spingendolo alla richiesta co-firmata da oltre 50 colleghi italiani. A suo tempo Viviane Reding chiese a Frattini maggiore attenzione negli interventi ricordando come il «diritto fondamentale alla libertà di espressione» non andasse mai messo in discussione e semmai attentamente bilanciato alle norme «per proteggere i minori e la dignità umana».

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