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IFPI, luci e ombre della musica digitale

L'IFPI ha tracciato quello che è stato il quadro della musica digitale nel 2006. L'ambito specifico è quasi raddoppiato, raggiungendo ormai il 10% dell'intero settore. 10000 le denunce portate avanti in ambito pirateria, senza tuttavia risultati concreti

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La musica online ha raddoppiato il proprio giro d’affari nel giro di un solo anno: il 2006 ha portato il settore a totalizzare introiti per 2 miliardi di dollari (1.1 mld nel 2005), ovvero qualcosa come il 10% dell’intero fatturato del settore. I dati emergono dal report annuale pubblicato dalla International Federation of the Phonographic Industry (IFPI).

Secondo quanto indicato nel Digital Music Report 2007, nonostante i fenomenali numeri registrati dalla musica digitale il settore non vive un momento particolarmente roseo in quanto le nuove entrate compensano a malapena le perdite dovute da una parte alla pirateria e dall’altra al diverso tipo di consumo determinato dal download (in particolare è in orte diminuzione l’acquisto musicale sotto la forma di album).

La pirateria rimane il grande cruccio delle major. Nel 2006 oltre 10.000 denunce legali sono state portate avanti in 18 diverse nazioni per alzare la voce contro quanti fanno uso di strumenti P2P per l’accaparramento dei file, ma gli esiti non hanno sortito alcun cambiamento epocale: i player digitali rimangono pieni di musica scaricata illegalmente e la quota di brani regolarmente pagati rimane confinata ad una piccola percentuale. La somma media che gli utenti hanno dovuto pagare con il patteggiamento è stata di 2420 euro.

Il report indica come il censimento dei music store assommi qualcosa come 500 riferimenti diversi in 40 diverse nazioni, mentre il numero delle tracce disponibili è raddoppiato raggiungendo quota 4 milioni. La voce più importante del bilancio è rappresentata dai singoli, scaricati in quasi 800 milioni di unità con una crescita dell’89% rispetto all’anno precedente. A gonfie vele anche la musica classica, in crescita del 23% anche nella nuova forma digitale.

Grandi speranze sono riposte negli streaming, così come nei nuovi modelli gratuiti basati sulla pubblicità: la sensazione è che le major stiano cercando il giusto equilibrio con una certa fretta per attraversare quanto prima una transizione che si muove con i player in vendita (su cui le major non nascondono più l’intenzione di voler allungare le proprie mani) e che appare ancora quantomeno complessa.

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