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Google Earth, iniziativa per il Darfur

In collaborazione con l'Holocaust Memorial Museum il motore di ricerca di Mountain View ha fatto partire un progetto che mette a disposizione tramite Google Earth immagini e racconti dettagliati su quanto sta accadendo nel Darfur

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Combattere il genocidio nel Darfur con le mappe online: è questo il progetto che l’Holocaust Memorial Museum statunitense ha lanciato assieme al motore di ricerca numero uno in rete. L’obiettivo è quello di sensibilizzare quante più persone e governi possibili mostrando lo stato del paese dalle foto satellitari ed indicando dove avvengano violenze ed incendi. Si tratta di immagini di almeno 1.600 villaggi rasi al suolo o danneggiati e 100.000 edifici distrutti che secondo il museo sarebbero la prova del genocidio che il governo locale continua a negare.

Non si tratta del primo progetto “sociale” di Google Mappe in quanto già all’epoca dell’uragano Katrina Google aveva contribuito agli aiuti mettendo a punto speciali sezioni delle sue mappe dedicate al territorio interessato dall’uragano. Il progetto aiutò a ritrovare dispersi e coordinare gli aiuti. Adesso però trattasi di una presa di posizione più decisa su una questione internazionale ed un cambio di strategia per Google: a Mountain View hanno infatti deciso che «Crisi nel Darfur» è solo il primo degli esperimenti di documentazione di un genocidio e che ce ne saranno altri in futuro.

Aprendo Google Earth ci si troverà di fronte ad una mappa dove la zona del Darfur è evidenziata, e zoommando al suo interno sarà possibile vedere indicazioni delle violenze e foto scattate da terra, oltre ad un’ampia documentazione e resoconti di chi è scampato. Secondo John Heffernan, del museo per la prevenzione dei genocidi, ascoltato dalla BBC, l’obiettivo è mostrare agli utenti la «distruzione sistematica» che sta avvenendo in Darfur, un massacro che «di certo non ha solo distrutto villaggi, ma anche vite». La direttrice del museo Sara Bloomfield ha invece dichiarato ai microfoni della Reuters: «speriamo che questa importante iniziativa con Google renda molto più difficile ignorare chi ha più bisogno di noi».