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In rete già i primi biglietti finti per Pechino 2008

La polizia cinese ha arrestato i tenutari di un sito che da Marzo vendeva finte prenotazioni per il ritiro dei biglietti delle Olimpiadi. I truffati sarebbero stati soltanto 10. La truffa era attuata simulando la grafica del sito ufficiale

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C’è grande attesa in tutto il mondo per le Olimpiadi del 2008 ospitate dalla Cina e come spesso accade c’è anche chi cerca di trarre (anche con mezzi poco leciti) il maggior profitto possibile dall’evento sportivo mondiale per eccellenza e dalle aspettative degli spettatori. L’agenzia Xinhua (agenzia ufficiale della repubblica popolare) ha infatti riferito dell’arresto di tre uomini che avevano allestito un falso sito internet che sosteneva di poter vendere biglietti per le prossime Olimpiadi.

La truffa via internet era stata messa in piedi da Marzo (dunque alcune settimane prima dell’inizio delle prenotazioni ufficiali) ed era gestita da computer dislocati nella provincia sudorientale di Fujian. Fortunatamente, nonostante il sito sia online da settimane, stando a quanto riferito dalla polizia, solo 10 utenti sono fino ad oggi caduti vittima dell’inganno architettato dai fermati. In realtà le richieste per le prevendite dei biglietti (veri) per le Olimpiadi sono partite ufficialmente da domenica scorsa e come al solito sono stati previsti forti sconti e misure di sicurezza adeguate «vietando prenotazioni di biglietti in blocchi o da parte di gruppi» (Reuters).

Da alcuni giorni è possibile prenotare un biglietto (da ritirare poi nel Giugno 2008) i cui prezzi variano dai 3 dollari e mezzo (30 yuan) degli eventi minori o preliminari, ai 646 dollari (5000 yuan) necessari per la cerimonia di apertura prevista per l’8 Agosto (08/08/2008). In tutto sono in distribuzione 7 milioni di biglietti ed il comitato organizzatore ha fatto sapere di puntare ad un incasso superiore ai 100 milioni di euro. La truffa, come indicato dal blog Aspettando Pechino 2008, è già stata segnalata a suo tempo dal sito della Gazzetta dello Sport, ove si sottolineava il fatto che il sito clone aveva connotati grafici del tutto simili a quelli del botteghino ufficiale in rete (espediente recentemente segnalatosi in occasione del cambio grafico del sito Poste Italiane).