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Google china il capo di fronte all’UE

L'unione Europea dopo diverse indagini e un report di Privacy International è riuscita ad indurre Google a modificare la sua politica in materia di archiviazione dei dati riguardanti la navigazione degli utenti. L'anonimato verrà ora imposto dopo 18 mesi

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Google e gli attivisti per la difesa della privacy vanno sempre meno d’accordo e ora anche Privacy International, l’istituto che monitora le attività di violazione, ha pubblicato un report sull’operato del colosso della ricerca online che ha suscitato polemiche che hanno costretto la società di Larry Page e Sergey Brin a modificare la propria politica in materia.

È stata indirettamente addirittura l’Unione Europea a richiedere una verifica in maggio dichiarando di avere forti sospetti sulle pratiche poste in essere dall’azienda di Mountain View. Il punto della questione è nel quanto il motore di ricerca trattenga i dati riguardo le abitudini e la navigazione dei propri utenti: da una parte ci sono le istituzioni che vorrebbero che tali dati fossero in possesso di Google per il minor tempo possibile e dall’altra c’è l’azienda che dichiara che per motivi inerenti al funzionamento dei suoi servizi deve avere i dati in questione a disposizione per un periodo tra i 18 e i 24 mesi. Il problema di Mountain View è che Google è l’azienda che di fatto definisce lo standard in materia. Altri colossi come Amazon, AOL, Apple, eBay e Microsoft hanno problemi simili, ma sono meno presi di mira in quanto occupanti posizioni di minore rilevanza sul mercato.

Il report di Privacy International non delinea un ritratto roseo dei tempi e dei modi in cui a Mountain View vengono archiviate le informazioni sulla navigazione degli utenti prima di renderle anonime e, nonostante la politica di tutti gli stati dell’Europa preveda un periodo di ritenzione dei dati che varia dai 6 ai 24 mesi, l’Unione è riuscita nella propria pressione a Google ottenendo una prima presa di posizione conciliante da parte dei responsabili del motore. Il team, infatti, ha dichiarato che renderà anonimi i dati già entro i 18 mesi.

Dopo essere andato incontro all’UE tuttavia Google ha voluto dire la sua sostenendo di avere molto a cuore la privacy dei propri utenti, tanto da essersi già opposto molte volte a richieste provenienti dal governo di entrare in possesso di dati relativi ad alcune ricerche fatte attraverso il loro motore. La posizione ufficiale, come espressa dal vice consigliere generale Nicole Wong, è la seguente: «siamo molto sconcertati dal report di Privacy International che contiene moltissime inesattezze ed errori riguardo i nostri servizi. Avrebbero potuto fornircene una copia prima di divulgarlo».