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Assoprovider descrive la scena del crimine

Assoprovider intende essere il testimone di una scena del crimine: la morìa di provider non è finita ed ha un preciso colpevole, ma se AGCOM e chi di competenza non agiscono, la strage è destinata a continuare. Il mercato è inquinato, ma nessuno si muove

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Il contesto è quello di una situazione di stallo da tempo intollerabile. Il contesto è quello di un incumbent che tiene, pur se attanagliato da gravi problematiche interne, sotto controllo la situazione del mercato nostrano. Il contesto è quello di una concorrenza a poco a poco lasciata senza ossigeno e portata ad una sorta di morte pilotata e sancita con la richiesta di pagamento per situazioni debitorie arretrate.

Il prolungarsi della vicenda sta lasciando sulla strada solo rovine. A dare un parere fermo sulla vicenda è ora Assoprovider, l’associazione che raccoglie la parte lesa di tutta questa storia. Secondo l’associazione dietro la morìa dei provider c’è una sorta di movente: «il numero di operatori alternativi, che anche per una gestione avventata, si ritrovano in difficoltà economiche verso Telecom Italia è, a quanto si legge sui giornali, in crescente aumento: ormai ad un ritmo serrato le aziende vengono letteralmente disattivate, pare per problemi di ordine debitorio, che erano comunque preesistenti, ed evidentemente sopportati con altro spirito».

«[…] Questo a dimostrazione che in Italia non esiste una vera liberalizzazione del mercato, che quella che c’era arretra, e che le
autorità preposte alla vigilanza, AGCOM e AGCM rimangono sovente a guardare senza colpo ferire. Ma più complessivamente, tutta la classe dirigente del paese si dovrebbe preoccupare di questo arretramento nella liberalizzazione del settore delle Comunicazioni»: quanto indicato nel comunicato Assoprovider non fa che confermato quanto una AGCOM dalle mani legate ammette esplicitamente nel proprio report annuale delineando una situazione tanto inquinata quanto ossessivamente statica.

Il comunicato vuole essere uno stimolo a non abbassare la guardia ed a capire fin da ora che siamo su una scena del crimine che sarà inutile analizzare retrospettivamente solo fra molti anni: «Assoprovider stima che con l’introduzione del canone naked ed il conseguente aumento del 30% del costo delle adsl all’ingrosso, il numero di aziende TLC in difficoltà aumenterà esponenzialmente con una drastica riduzione della concorrenza sul mercato e la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro. A quel punto, la separazione della rete a quali superstiti concorrenti gioverà?».