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Larry Lessig non correrà per il Congresso

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Larry Lessig, fondatore di Creative Commons e grande pensatore, ha annunciato ufficialmente che non si candiderà, almeno per ora, al Congresso degli Stati Uniti.

Lessig aveva annunciato al iCommons iSummit 07 che avrebbe concentrato i suoi sforzi e le sue energie per combattere la corruzione della politica, nella quale hanno sempre più potere i soldi e gli interessi delle lobby, anzichè essere protagonista il bene comune.

Per questo motivo Lessig ha fondato il movimento “Change Congress“, constatando che anche vincesse le presidenziali un candididato con forti valori etici e morali, come Barak Obama, da solo potrebbe fare ben poco. Un presidente pulito con idee ambiziose può realizzare ciò che desidera solo se ha un Congresso che la pensa come lui e, soprattutto, ha dalla sua parte una massa critica di popolazione che lo sostiene.

Per questo motivo molti hanno iniziato a sostenere Larry Lessig cercando di convincerlo a candidarsi per essere lui il primo ad entrare nel Congresso, con dei valori e delle forti decisioni morali, quali ad esempio quelle di non accettare finanziamenti da lobby o associazioni varie.

Larry passa.
Il candidato contro il quale si scontrerebbe, in trenta giorni di campagna elettorale è troppo forte. Inoltre ciò che per noi “blogganti” può sembrare ovvio e scontato, per la gran parte della popolazione è sconosciuto. Lo stesso concetto di Creative Commons può essere chiaro e normale per noi, ma all’americano medio (come peraltro all’europeo medio) Creative Commons potrebbe benissimo essere una marca di matite colorate.

C’è ancora tanta strada da fare e mi piace l’approccio serio e realistico di Larry. Giustamente lui parla di almeno due o tre legislature necessarie prima che nel Congresso si possa affermare il principio alla base del movimento “Change Congress”.

Certo, vedere un Paese come gli Stati Uniti avere al proprio interno degli anticorpi così costruttivi come Larry e i suoi seguaci è davvero desolante se guardiamo al nostro interno. In una situazione ben peggiore di quella statunitense, noi abbiamo Beppe Grillo che, con tutto il rispetto, è di tutt’altro spessore.