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Porter, chi era costui?

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Teorico del valore aggiunto e padre della Value Chain che porta il suo nome. L’avevate mai vista? C’è chi dice che sia somministrata solo agli studenti universitari, per poi perdersi nel turbinio del marketing applicato sul campo, che è tutt’altra cosa.

Ogni tanto mi scateno contro questi assunti assoluti, contro questi paradigmi teorici, contro questi guru del marketing, eppure ho visto usare questa catena del valore, ultimamente, per disegnare alcuni processi e stabilire quali segmenti aggredire nel futuro piano strategico.

Un lavoro che il marketing deve fare, quanto meno nelle grandi imprese. Uno dei limiti di questa Catena del Valore, infatti, è proprio quello di non potersi adattare alle piccole realtà, ovvero il mondo dei liberi professionisti e delle PMI.

Lo stesso mondo che traina il mercato italiano, lo stesso mondo più attento alle dinamiche 2.0 da cui scaturiscono nuovi modelli di business. Modelli che fanno le boccacce a Porter.

Qual è la prima cosa a cui pensate quando vi trovate di fronte un modello teorico, come la catena del valore di Porter?