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I nuovi gadget uccideranno Internet?

iPhone, Xbox e Blackberry non incentivano la creatività. Secondo un recente studio, i moderni dispositivi eccessivamente chiusi stimolerebbero un uso meramente passivo dell'informatica, con possibili gravi conseguenze per il futuro della Rete

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Il crescente successo di alcuni dispositivi elettronici, come iPhone, Xbox e Blackberry, rischia di compremettere seriamente la creatività che negli ultimi dieci anni ha decretato il successo della Rete. Sembra non avere dubbi in proposito il prof. Jonathan Zittrain dell’Oxford Internet Institute, che ha recentemente pubblicato un saggio su Internet e le nuove tecnologie. Secondo il ricercatore, i dispositivi di maggior successo e all’ultimo grido sarebbero completamente sigillati e sterili, oggetti incapaci di stimolare la creatività e in grado soltanto di rendere l’utente un fruitore del tutto passivo dei cotenuti offerti.

A differenza dei tradizionali personal computer, gli altri gadget elettronici, che basano parte del loro funzionamento sulla Rete, non offrirebbero sufficienti risorse per stimolare le iniziative personali e la collaborazione tra gli utenti alla base dell’espansione, numerica e tecnologica, di Internet negli ultimi anni. Secondo Zittrain, la crescente pervasività dei nuovi dispositivi lancerebbe una seria ipoteca sulle prossime evoluzioni dell’intera Rete, sempre più subordinata al dominio di prodotti proprietari chiusi scarsamente funzionali per i processi creativi.

Per il professore di Oxford, la chiave del successo planetario di Internet risiede nelle architetture aperte dei network che la compongono, un sistema integrato accessibile non solo ai più esperti, ma anche a coloro che si confrontano per la prima volta con il mezzo. «Non voglio vedere un mondo a due velocità in cui gli esperti possono sopravvivere mentre i non esperti sono invischiati tra qualcosa che non comprendono e qualcos’altro che li limita» ha dichiarato Zittrain. I nuovi dispositivi potrebbero dunque precludere la strada alla nascita degli eredi di quegli amatori e smanettoni che decretarono il successo della paleoinformatica e, in seguito, della Rete.

Nel suo lavoro di ricerca, Zittrain propone un interessante confronto tra i prodotti Apple di oggi con quelli di circa tre decenni fa. Mentre il primo grande computer di massa Apple II consentì all’informatica di compiere passi da gigante, recenti dispositivi come l’iPhone dimostrerebbero l’attuale tendenza della società di Cupertino, e di tutte le computer farm in generale, di produrre “prodotti e applicazioni al guinzaglio”; oggetti estremamente accattivanti, ma legati a un uso completamente passivo da parte degli utenti. «Sono oggetti molto semplici da usare, ma difficili da modificare. Sono “al guinzaglio” perché per i loro produttori è più facile cambiarli o aggiornali a distanza, quando ormai i dispositivi hanno lasciato la fabbrica o i punti vendita» scrive il docente di Oxford.

Jonathan Zittrain non è comunque del tutto pessimista sul futuro dell’informatica e della Rete. I margini per una inversione di rotta sono possibili, ma solo attraverso una piccola rivoluzione sociale che riporti gli utenti verso una condivisione non solo dei contenuti, come nei Wiki, ma anche delle infrastrutture. Perché ciò avvenga, secondo Zittrain, gli stati nazionali dovrebbero seriamente prendere in considerazione la possibilità di promulgare codici e leggi maggiormente circostanziate sull’informatica, ponendo al primo posto i cittadini e non solo i grandi trust e produttori di tecnologie per la Rete.