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SIP Videotel, il fallimento corre sul filo

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Introdotto in Italia negli anni ’80 dalla SIP il Videotel non era altro che la versione italiana del videotex. Si tratta, in pratica, del primo esempio di rete per il trasferimento di informazioni, sopratutto pagine di testo, che venivano visualizzate sulla televisione.

Si trattava di un televisore con tastiera incorporata. Il servizio nell’aspetto era simile al comune televideo, la trasmissione avveniva sulla rete telefonica con una velocità di 1220 baud in ingresso e a 75 baud in uscita. Era consultabile solo tramite l’apposito “terminale”, che era possibile noleggiare per 7000 lire al mese.

Nonostante in Inghilterra e Fraccia il videotex riscosse un certo successo, in Italia fu un completo fallimento. Le motivazioni sono molteplici: in principio fu soprattutto colpa degli elevati costi tariffari, poi alcuni problemi dovuti alla scarsa sicurezza del sistema fecero il resto.

Si accedeva digitando il 165, dopo uno scatto telefonico iniziale, la tariffazione veniva addebitata non sulla linea telefonica che effettuava il login, ma all’intestatario della password utilizzata per l’accesso.

Durante la metà degli anni ’80 alcuni “hacker” scoprirono l’algoritmo che generava le password delle utenze Videotel addebitando ai proprietari delle password il costo dei servizi utilizzati.

In questo modo vennero anche create migliaia di utenze fasulle e vi fu un vero boom degli utilizzi agevolati anche dalla commercializzazione di un “adattatore telematico” per Commodore 64 che permetteva l’accesso anche senza l’apposito terminale.

Per ovviare a questo la SIP modificò prima il sistema di generazione delle password, poi fece sì che l’addebito dei costi andasse sulla linea telefonica usata per il collegamento.

Nonostante l’enorme fallimento italiano, il videotex ha il merito di essere stato il padre delle prime comunità virtuali, con la nascita delle prime chatroom (all’epoca chiamate messaggerie).