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Quando il bullo è online

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Sempre più pervasiva nelle nostre esistenze, la Rete fagocita progressivamente molte delle attività che un tempo svolgevamo al di qual dello schermo per proiettarle nel villaggio globale. Ciò comporta l’importazione nel Web anche delle cattive abitudini e di alcune pratiche spesso ai limiti della legalità. Il fenomeno del cyberbullismo, per esempio, ne è una chiara e limpida dimostrazione.

Grazie alle numerose opportunità di comunicazione offerte da Internet, i casi di bullismo online sono in costante crescita. Email, messaggistica istantanea, blog, smartphone, forum e siti web in genere si dimostrano così gli strumenti ideali per veicolare episodi di bullismo tra gli adolescenti, che spesso colpiscono vittime incapaci di reagire alle molestie che raggiungono dunque una vero e proprio stato di frustrazione ed esasperazione.

Difficile stimare con precisione l’entità del fenomeno in Rete, sono infatti molte le variabili che possono determinare un aumento degli episodi di cyberbullismo. Generalizzando molto, comunque, nei paesi in cui maggiore è la diffusione della connettività si registra un numero maggiore di casi di bullismo online, fenomeno da non sottovalutare e che spesso nasconde un disagio sociale che – a prescindere dalla Rete – si annida nelle generazioni più giovani e va affrontato prima che si possa tramutare in criminalità tout court.

Ormai da più di un anno, il National Crime Prevention Council (NCPC) degli Stati Uniti si è posto in prima linea per combattere gli episodi di cyberbullismo con campagne pubblicitarie e iniziative culturali per sensibilizzare genitori e adolescenti sul tema, troppo spesso trascurato e sottovalutato. Stando ai dati forniti dal NCPC, circa l’81% dei teenager statunitensi pensa che il cyberbullismo sia una pratica divertente, dimostrando però di non valutare con obiettività le possibili conseguenze di tali atti e la possibilità di essere scoperti. Sbagliando, gli adolescenti pensano di godere di una sorta di immunità, specialmente in Rete, là dove apparentemente sembra più facile rimanere nel completo anonimato.

Il cyberbullismo colpisce principalmente i giovani insicuri, che spesso reagiscono isolandosi completamente dagli amici e dalle attività di gruppo o ricercando un modo per vendicare il torto subito con un nuovo atto di bullismo, non necessariamente online.

Per affrontare il problema, senza eccessiva retorica o l’intento di spaventare il target, NCPC ha prodotto una campagna pubblicitaria trasmessa sulle principali reti nazionali statunitensti. Il messaggio veicolato è semplice e passa attraverso il claim: «Se non lo diresti di persona, perché dirlo online? Cancella il Cyberbullismo. Non scriverlo. Non diffonderlo».