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Google citata per gli annunci sui domini inattivi

Google è stata citata in tribunale per frode, pratiche commerciali scorrette e indebito arricchimento. L'accusa, che ha tutto il sapore della class action, arriva dalla scarsa efficacia dei messaggi pubblicitari venduti tramite il servizio AdSense

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Google si trova al centro di una class action intentata da alcuni avvocati dello studio legale Schubert Jonckheer Kolbe & Kralowec di San Francisco. A portare avanti l’azione collettiva è Levitte International, la quale, dopo essersi avvalsa del servizio AdWords, ha citato in causa il motore di ricerca per frode, pratiche commerciali scorrette e indebito arricchimento; secondo il consorzio infatti, gli annunci pubblicitari venduti da Google sarebbero scarsamente efficaci, generando una risposta troppo debole.

Nello specifico, le lamentele si riferirebbero principalmente allo scarso numero di impression ricevuti dalla campagna pubblicitaria condotta attraverso Google da giugno ad agosto 2007: essa avrebbe infatti ricevuto 202.528 impression, la maggior parte dei quali provenienti da domini parcheggiati, ovvero ufficialmente registrati ma privi di contenuti. Il motore di ricerca offre in effetti un programma chiamato “AdSense per i domini“, grazie al quale monetizzare anche le pagine parcheggiate.

Nonostante Google si avvalga di una tecnologia semantica per analizzare e comprendere il significato dei nomi di dominio, offrendo così messaggi pubblicitari il più possibile mirati, Levitte ritiene l’esito della sua campagna pubblicitaria troppo al di sotto delle aspettative: oltre ai 202.528 impression ricevuti attraverso le pagine parcheggiate, il consorzio avrebbe ricevuto infatti solamente 668 click e zero conversioni.

Neppure gli annunci apparsi all’interno delle pagine di errore grazie al programma “AdSense per pagine di errore” hanno sortito l’effetto sperato, con solamente 1.009 impression, 25 click e zero conversioni. «Gli annunci pubblicitari legati a domini e pagine di errore hanno rappresentato circa il 16,2% di tutti i click legati alla campagna del querelante», ha dichiarato l’accusa, «senza che tuttavia ciò abbia indotto una sola persona a completare il modulo online presente sul sito o contattare il querelante tramite telefono o email». Levitte avrebbe così speso 136,11 dollari, pari al 15,3% dell’intera spesa per la sua campagna pubblicitaria, senza ottenere alcun risultato.

I legali di Levitte sperano che la class action possa rappresentare anche altre parti danneggiate dal sistema di annunci pubblicitari di Google: «crediamo che il problema affligga in egual modo tutti coloro che fanno pubblicità su Google», ha dichiarato Kimberly Kralowec, parte dei rappresentanti legali di Levitte. Nessun commento sulla vicenda, al momento, giunge dai legali del motore di ricerca.