QR code per la pagina originale

Quanto conta l’anzianità di un brand?

,

  • …L’esperienza ventennale…
  • …Since 1850;
  • Operiamo in questo settore dagli inizi del 900…
  • Un mestiere tramandato di generazione in generazione…

Quante volte avete letto (o scritto!) queste locuzioni all’interno di un testo di presentazione di un’azienda? Penso che la percentuale sfiori il 100%, al netto delle nuove realtà nate dal Web che puntano giocoforza su altre leve per colpire l’attenzione.

Per quanto riguarda invece le aziende tradizionali, sembra che non vi sia nulla di più azzeccato che puntare sull’anzianità del brand per trasmettere fiducia e innestare, più facilmente, quel processo di fidelizzazione tale per cui un cliente, una volta acquistata la marca, ben difficilmente se ne libera.

Come se un prodotto o servizio, per il solo fatto di essere venduto sotto la stessa insegna per un periodo superiore ai vent’anni (per periodi più recenti è rimarcata una sorta di timore reverenziale… mai sentito nessuno vantarsi di un’esperienza “biennale” sul mercato) si traducesse automaticamente in qualità e soddisfazione dei cliente finale.

Tutto ciò non è assurdo, perché una valida quota di esperienza deve senz’altro essere attribuita alle aziende che detengono la conoscenza del mercato in cui vengono riconosciute come leader… ma è proprio vero che le aziende giovani non possono valicare il gap, e che in qualche modo l’allievo possa superare il maestro, anche in un lasso di tempo breve?