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Silverlight, spauracchio brevetti

Sul capo di Silverlight pende la spada di Damocle rappresentata da una serie di presunte violazioni di brevetto. Dalla parte dell'accusa la piccola Gotuit, le cui ragioni saranno sostenute da un avvocato che in passato ha già avuto la meglio su Microsoft

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Una nuova minaccia legale si scaglia contro Microsoft. Coinvolta, in questo caso specifico, la tecnologia Silverlight da breve lanciata dal gruppo per contrastare l’avanzata di Adobe grazie al dominio del proprio Flash. Dalla parte dell’accusa un nome relativamente sconosciuto ai più: Gotuit.

La denuncia è stata depositata in data 2 luglio presso la Corte Federale di San Francisco. Silverlight sarebbe sotto accusa a causa della violazione di una serie di brevetti registrati a nome della Gotuit a difesa delle tecnologie del gruppo (impegnato nello sviluppo di soluzioni per il video online). Nel mirino, in particolare, un sistema di tag utilizzato per la ricerca e la navigazione all’interno dei video. Nessun commento ufficiale viene rilasciato dall’accusa sul sito del gruppo ed allo stesso tempo nessun commento giunge ad oggi dalla controparte.

Gotuit, nel testo della propria accusa, cita esplicitamente la collaborazione siglata tra Microsoft ed NBC per la copertura delle prossime olimpiadi di Pechino in streaming, occasione in cui risulterebbe evidente la violazione dei brevetti (i cui riferimenti non sono stati resi noti). La violazione, dunque, sarebbe stata registrata in passato e verrebbe perpetrata ancora ad oggi, il che rende l’accusa particolarmente incisiva perchè va a minacciare accordi ed attività che Microsoft ha in auge in un progetto che raggiungerà il climax proprio tra poche settimane.

Una curiosità del tutto particolare e di scarso auspicio per Microsoft è nel nome di colui il quale andrà a difendere le ragioni Gotuit in tribunale: trattasi infatti di Spencer Hosie, colui il quale ha già portato in precedenza la piccola Burst.com ad avere la meglio contro Microsoft proprio relativamente ad una accusa relativa alla violazione di un brevetto. In quella occasione a Redmond venne firmato un assegno da 60 milioni di dollari per chiudere la faccenda.