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Ecco i dati delle connessioni italiane ufficializzati dall’ AGCOM

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L’AGCOM è una figura un po’ strana, il nome è una sigla che sta per “Autorità per le garanzie delle telecomunicazioni”. Effettivamente il suo ruolo non è mai troppo chiaro. A livello teorico si occupa di regolare e far rispettare le normative su argomenti come l’audiovisione e le telecomunicazioni e dunque fare da tramite tra il parlamento e il resto dell’Italia.

Tra i suoi compiti c’è anche quello di stilare i dati e le statistiche sul livello di alfabetizzazione informatica del nostro paese e renderle pubbliche. Grazie a questo possiamo confrontarci con gli altri paesi.

Dagli ultimi dati salta subito all’occhio come poco più di un sesto della popolazione italiana utilizzi frequentemente una connessione a banda larga, a dispetto di una media europea che vede quasi un cittadino su 5 disporre di una connessione. Su questo campo i primatisti mondiali sono i paesi asiatici di prima fascia, con una percentuale del 30%. In rapporto alla popolazione, nell’Asia orientale c’è il doppio degli accessi a Internet.

La linea di confine per definire una connessione “veloce” pare che sia stata constatata dai vari enti mondiali a 4Mb, dunque sappiate che se la vostra connessione ha una velocità effettiva (sia ben inteso che non si parla di velocità teorica) inferiore rientrate tra quelli che possiedono una connessione al di sotto dello standard di qualità media.

Partendo da questi presupposti possiamo dire che in Italia il 73% delle connessioni non superano quel limite. Su questo siamo decisamente indietro ad altri stati che possono vantare percentuali di connessioni che superano quella soglia pari al 41% per gli USA, fino ad arrivare all’ 86% del Giappone con Germania, Inghilterra e Francia che rientrano tra queste due cifre.

Non c’è modo e nemmeno motivo di fermare questa corsa i contenuti di Internet saranno sempre più pesanti e questo richiede connessioni sempre più veloci, anche una piccola fermata da questo punto di vista può far rimanere molto indietro. Il problema è che servono investimenti pesanti e gli investitori appaiono sempre più scoraggiati in Italia.