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Applet, widget o sito mobile?

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Stiamo vivendo un periodo in cui importanti concetti come il Web 2.0, l’open source e l’apertura verso l’esterno di molte piattaforme sociali (Facebook, solo per citarne una) iniziano a fare i primi, seri, conti con il mondo mobile.

Ed ecco allora nascere siti ottimizzati per piccoli schermi da consultare ovunque, magari per sapere l’orario del prossimo treno o per scoprire qualche buon ristorante nei paraggi. C’è un fiorire di API che permettono ai programmatori di creare software che riescono a portare l’esperienza di condivisione propria dei grandi social network anche sui cellulari. Senza scordarci la specializzazione estrema dei widget, capaci di agire come un ottimo filtro e in grado di far arrivare sul nostro display solo l’informazione che vogliamo, e nel miglior modo possibile.

Insomma, raccontare delle potenzialità offerte oggi dal connubio tra quello che le tecnologie di Internet ci offrono e la possibilità di usufruirne in movimento riempirebbe moltissimi post sul tema. Invece volevo soffermarmi a riflettere semplicemente su alcuni mezzi con cui tutto ciò diviene possibile. Il sito ottimizzato per il mobile da un lato, programmi specifici che accedono alle funzioni offerte dal servizio, dall’altro.

Sui computer desktop questa distinzione non c’è stata. Da quando AJAX ha mosso i primi passi, ma forse anche prima, il browser è diventato la nostra piattaforma applicativa per eccellenza, tanto che oggigiorno si possono svolgere moltissimi compiti solo grazie ad esso, senza l’uso di ulteriori strumenti. Nel mobile invece non è stato cosi, vuoi per la non disponibilità di browser all’altezza dei loro fratelli maggiori in versione desktop, vuoi anche perché gli utenti, abituati ormai ad una certa ricchezza di contenuti e interazione, difficilmente si accontentano di quanto i navigatori di palmari e cellulari possono offrire loro.

L’alternativa, complice anche la disponibilità di API a cui si accennava prima, è stata quella di creare client, applicazioni specializzate, per l’accesso a questi servizi. E così mi ritrovo, con piacere oltretutto, a sapere che ogni giorno nasce un nuovo client per Facebook, Twitter o Live Spaces, oppure quelli già esistenti vengono arricchiti con funzionalità grazie alle quali si è in grado di interagire con il social network in maniera sempre più vicina all’esperianza offerta dal desktop. Addirittura permettono di replicare automaticamente un’azione su diversi servizi gestiti. Mi riferisco, ad esempio, all’aggiornamento del proprio stato oppure all’upload di foto scattate “on the road”.

Per contro, a volte una funzionalità è presente in un programma e non nell’altro, un client è disponibile per un sistema operativo mobile e non per gli altri, gli aggiornamenti da fare sono frequenti e non sempre automatizzati. Con i siti mobili invece, una volta che una possibilità viene offerta, viene offerta tendenzialmente a tutti e su tutti i sistemi, senza che l’utente si debba preoccupare di abilitarla. La trova li, già pronta per essere usata.

Provando a tirare le somme, suppongo che man mano che l’arsenale di strumenti a disposizione degli utilizzatori di palmari e cellulari si potenzierà, assisteremo ad una progressiva convergenza in favore di un approccio totalmente browser oriented, come già succede per i computer desktop. Nel frattempo però, sarà un gran fiorire di programmi specializzati, spesso ad opera di chi crede nelle potenzialità del free software oppure imposta il proprio business su esigui ricavi pubblicitari.

Voi quale dei due approcci preferite: tendere ad usare il sito mobile di un servizio quando è disponibile oppure vi circondate di client e programmi esterni per accedervi?