Napster ancora in vendita: sarà la volta buona? (1/2)

Napster è ufficialmente in vendita eppure, a crederci, sono in pochi. Sarà perché non si tratta affatto della prima volta che la società si mette in vetrina. O forse la colpa è della credibilità dell’attuale consiglio di amministrazione, non certo ai massimi livelli storici, soprattutto dopo le feroci critiche da parte di un gruppo di

Napster è ufficialmente in vendita eppure, a crederci, sono in pochi. Sarà perché non si tratta affatto della prima volta che la società si mette in vetrina. O forse la colpa è della credibilità dell’attuale consiglio di amministrazione, non certo ai massimi livelli storici, soprattutto dopo le feroci critiche da parte di un gruppo di dissidenti guidato dagli azionisti Perry H. Rod, Thomas Sailors e Kavan P. Singh, i quali capeggiano una nutrita fetta di interessati loro sostenitori.

Ma cosa vogliono i “ribelli” di Napster? Al di là della volontà di rovesciare l’attuale board, i dissidenti protestano vivacemente in assemblea sostenendo che il presente consiglio non stia facendo quanto necessario per risollevare le sorti societarie, con un particolare riferimento alla contestata apatia del board sul piano delle collaborazioni e della cessione della compagnia.

La risposta del consiglio di amministrazione non si è fatta certo attendere. Dapprima ha inviato una lettera agli azionisti dai toni piuttosto critici, chiedendo esplicitamente di non dare il proprio voto ai tre investitori dissidenti, i quali (dichiara il CdA) non avendo mai avuto un ruolo in un qualsiasi consiglio di amministrazione, non posseggono la necessaria esperienza per farne parte in una società come Napster, che lotta per trovare un ruolo di primo piano in un mercato altamente competitivo quale quello della musica digitale.

Il CdA ha quindi chiesto la rielezione dei tre membri attualmente in carica (Richard Royko, Philip Holthouse e Robert Rodin), confermando l’impegno a trovare le soluzioni più convenienti nell’interesse degli azionisti. Le parti dissidenti, continua il board di Napster, oltre a non avere mai proposto alcun concreto piano d’impresa da avanzare in alternativa a quello attuale, disporrebbero di una quota fortemente minoritaria di azioni della compagnia, per giunta frequentemente vendute e ricomprate in più occasioni (mentre Cristopher Gorog, attuale chief executive officer, è anche il principale azionista privato con il 6% della torta).

Fin qui, tuttavia, lo scambio di accuse pare essere nella norma di una turbolenta gestione societaria. Il punto centrale della questione è invece riferibile ad un’altra comunicazione, quella inerente l’affidamento dell’incarico di advisor a UBS Investment Bank, che avrà quindi il ruolo di trovare un compratore per Napster. Le riflessioni che ci vengono in mente, in questo caso, sono più di una.

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