Il Mellotron, la magia del suono analogico

Il Mellotron può essere considerato come l’antenato analogico dei moderni campionatori.In gergo tecnico è una “tape playback machine” basata su un complesso sistema di nastri magnetici preregistrati che, nota per nota, vengono riprodotti sotto il controllo di una comune tastiera musicale.Nato a Birmingham, Inghilterra, all’inizio degli anni ’60 ad opera dei fratelli Bradley, deriva dal

Il Mellotron può essere considerato come l’antenato analogico dei moderni campionatori.

In gergo tecnico è una “tape playback machine” basata su un complesso sistema di nastri magnetici preregistrati che, nota per nota, vengono riprodotti sotto il controllo di una comune tastiera musicale.

Nato a Birmingham, Inghilterra, all’inizio degli anni ’60 ad opera dei fratelli Bradley, deriva dal perfezionamento di un sistema musicale originariamente concepito dall’inventore californiano Harry Chamberlin.

Lo strumento appare per la prima volta sul mercato nel 1964 e prende il suo nome dai termini “Melo(dy) ed Electron(ic)”.

Il Mellotron più famoso è sicuramente il modello M400, prodotto dal 1970, con una singola tastiera a 35 note, che introduceva la possibilità di cambiare strumento (cioè set di nastri) tramite una manopola.

Il meccanismo alla base del Mellotron è concettualmente semplice: ad ognuno dei tasti corrisponde un segmento di nastro magnetico, di larghezza pari a 3/4″; su queste strisce di nastro sono allineate tre registrazioni indipendenti (archi, coro e flauto).

Alla pressione di un tasto, un feltro forza il nastro magnetico mettendolo a contatto con una testina di lettura; il nastro è trascinato in avanti e per la sua durata (di circa otto secondi), emetterà il suono selezionato.

Quando il tasto è rilasciato un meccanismo a molla ritrascina il nastro nella sua posizione iniziale.

Il risultato sonoro era eccezionale per l’epoca ma il Mellotron non era privo di difetti: i nastri magnetici erano soggetti a una progressiva usura e sottoposti a stress meccanici che ne compromettono il funzionamento.

Un altro punto debole era il peso complessivo dell’apparecchiatura che non lo rendeva facilmente trasportabile.

La possibilità di controllare da una tastiera intere sezioni strumentali trova straordinarie applicazioni nel progressive rock in voga in quel periodo.

Due esempi sono i flauti in “Strawberry Fields Forever” dei Beatles e gli archi in “In the Court of the Crimson King” dei King Crimson.

Anche la BBC commissionò un Mellotron speciale, caricato con una grande quantità di effetti sonori, adatti alle sit com e alle altre produzioni dell’epoca.

Il fatto di poter richiedere batterie di nastri realizzati a seconda delle necessità penalizzò lo strumento: il sindacato dei musicisti inglesi sanzionò l’uso del Mellotron in concerti pubblici e questo ne frenò enormemente la diffusione.

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