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Ritorno di fiamma per le stock option Apple

Quando i giochi sembravano ormai chiusi, una nuova causa legale allontana l'atteso epilogo per l'annosa questione delle stock option retrodatate Apple. Secondo l'accusa, la società avrebbe fatto di tutto per coprire il ruolo di Steve Jobs nella vicenda

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Sembra essere destinata a non finire mai la lunga e complessa querelle legale legata alle stock option di Apple. A distanza di pochi giorni dall’annuncio di un accordo tra le parti, teso a chiudere definitivamente il caso, emergono ora nuovi dettagli su una azione legale da poco intentata contro Apple, Steve Jobs e alcuni altro top manager che potrebbe strappare la pagina dell’epilogo dal lungo romanzo della vicenda. Il nuovo, inatteso, tassello sulla retrodatazione delle stock option da parte della società di Cupertino giunge dalla Corte Superiore della contea di Santa Clara (California, USA), dove è stata da poco depositata una nuova causa contro Apple e alcuni dei suoi principali manager.

Stando alle prime informazioni da poco trapelate, l’azione legale si inserirebbe nella scia di iniziative giudiziarie analoghe già avviate da alcuni azionisti della famosa società californiana, ma al tempo stesso sarebbe latrice di nuovi importanti dettagli sull’intera vicenda delle stock option. A rivelarlo è H. Adams Prussin, il legale degli azionisti in causa, che avrebbe utilizzato una strategia differente dai suoi colleghi per intentare causa ad Apple. Nel 2007, infatti, l’avvocato ottenne un ordine da parte del tribunale che obbligava la società di Cupertino a fornire libri contabili e registri riconducibili alle stock option retrodatate. Sulla base dei dati emersi dalla documentazione fornita da Apple, Prussin ha elaborato una strategia di accusa differente dalle cause in materia già avviate, portando un maggior numero di elementi per sostenere gli interessi dei suoi clienti.

«Abbiamo dettagli sulle transazioni in questione che credo nessun altro abbia. Sappiamo chi ha fatto cosa, per chi e in quale momento. Nelle altre cause non è stata svolta un’indagine accurata dei libri e dei registri» ha confidato in una intervista Prussin, senza fornire però alcun dettaglio sui nuovi elementi scoperti analizzando le carte. Secondo i promotori della nuova azione legale, il top management di Cupertino avrebbe fatto del proprio meglio per coprire il proprio CEO Steve Jobs, dirottando le responsabilità su personaggi di minor rilievo della società. Secondo l’accusa, la decisione di mettere in risalto il ruolo nell’intera vicenda dei due ex dirigenti Nancy Heinen e Fred Anderson sarebbe stata dettata dalla necessità di spostare l’attenzione da Jobs e da alcuni altri importanti manager della società.

La nuova causa legale potrebbe costituire una battuta di arresto nell’attuale strategia di Apple, determinata a chiudere quanto prima l’annosa vicenda tramite un accordo milionario con le parti in causa.