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Symbian, Linux non è fatto per il mobile

Symbian si scaglia contro Linux e senza mezzi termini lo bolla come inadeguato agli smartphone. Eppure la diffusione del sistema operativo open source a bordo dei cellulari e l'imminente commercializzazione di Android sembrano dire l'esatto contrario

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Durante la recente conferenza GigaOM Mobilize tenutasi a San Francisco lo scorso 28 settembre Jerry Panagrossi, vice presidente di Symbian in Nord America, ha avuto modo di esprimere la sua opinione riguardo l’utilizzo di Linux sui telefoni cellulari, un’opinione senza mezzi termini: Linux e i cellulari non possono andare d’accordo.

Secondo Panagrossi «C’è stata parecchia informazione fuorviante nel corso degli anni… a proposito dell’adeguatezza di Linux per il mondo mobile». Il dirigente Symbian riconosce al sistema operativo open source grandi meriti nell’ambito delle workstation e dei PC, ma che si tratta di esperienze che non possono essere facilmente trasferite sui dispositivi mobili, caratterizzati da limitate capacità di calcolo e specifici meccanismi per la gestione della memoria e della batteria. Il vice-presidente di Symbian è però contraddetto dai dati statistici: se anche Linux ha dei grossi meriti sui computer desktop, la sua presenza in tale mercato raggiunge a stento l’1%, mentre la presenza di Linux sugli smartphone si attesta attorno al 7-8% del totale.

Panagrossi mette poi il dito in quella che da molti è considerata una delle più gravi piaghe di Linux, ovvero la frammentazione. Linux è solo un kernel e i costruttori devono andare oltre il cuore del sistema operativo per avere le funzioni necessarie al funzionamento del telefono. Sempre secondo Panagrossi, questo induce ad avere implementazioni anche molto diverse con il risultato che «quando si chiede ad un fornitore di soluzioni Linux che percentuale di software riesce a girare su tutte le loro piattaforme, la risposta è vicino allo zero percento».

La risposta al j’accuse di Symbian è arrivata immediatamente da Mirgan Gillis, direttore esecutivo della fondazione LiMO (Linux Mobile) che sedeva di fianco a Panagrossi durante la conferenza: «Abbiamo presentato 23 telefoni cellulari basati su LiMO da quando abbiamo aperto i battenti lo scorso anno… questo risponde a tutte le domande». Gillis ha fatto poi notare come uno dei principali vantaggi di Linux su Symbian sia la forte presenza degli sviluppatori, più di cinque milioni, distribuiti in tutto il mondo, mentre lo sviluppo di Symbian è ormai tutto in mano a una sola azienda, cioè Nokia.

Un dibattito da cui si evince la competitività crescente nel mercato degli smartphone, destinata ad accelerare ulteriormente la sua crescita con l’arrivo dei primi telefoni equipaggiati con Android, il sistema voluto da Google anch’esso basato sul kernel Linux. Il primo cellulare di questa nuova specie sarà in vendita a partire dal mese prossimo e se le stime, che solo per questo modello parlano di circa 600.000 unità già pronte ad invadere gli scaffali, dovessero rivelarsi corrette, l’inadeguatezza di Linux si confermerebbe la banale opinione di un’azienda concorrente.