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Chi salverà la musica?

MP3, iPod, musica. Artisti, case discografiche, musica. Quantità, qualità, musica. Innovazione, progresso, musica. Musica, musica, musica. Questo e altro in una acuta analisi di Matteo Amantia Scuderi, la voce degli Sugarfree

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Gran parte del mercato della musica digitale è rappresentato dalle suonerie…
«…penso che il mercato delle suonerie è destinato a scomparire. Tra non molto tutti i cellulari saranno tanto capienti da poter tranquillamente essere in grado di supportare parecchi mp3 utilizzabili anche come suonerie».

Qual è il sentimento diffuso tra gli artisti nei confronti della pirateria e della rivoluzione digitale?
«Il sentimento comune è la tristezza, non tanto per l’illegalità riguardo i diritti e il copyright, cosa che ormai viene presa come un dato di fatto, quanto per la “brutalità” con cui un’opera (che piaccia oppure no) viene convertita in mp3, scaricata, quindi ascoltata insieme alle altre migliaia di canzoni scaricate, ed infine archiviata nella speranza di essere riascoltata esclusivamente durante una passeggiata o più probabilmente dimenticata in un archivio invisibile quanto infinito».

Internet offre realmente maggiori possibilità agli artisti emergenti, oppure le etichette hanno ancora pesantemente in mano la situazione? Cosa ne pensi di MySpace?
«Internet è innegabilmente una meravigliosa opportunità per promuovere la propria musica; l’idea di poter far ascoltare praticamente a tutto il mondo il proprio prodotto, è un vantaggio che fino a qualche anno fa era un’utopia. In particolare con MySpace, si è creata una rete virtuale artistica così ampia, da divenire una forma promozionale praticamente obbligatoria. Non dimentichiamoci però che, seppur parecchio indebolita, la discografia ricopre ancora un ruolo importante sia per la promozione e pubblicità, richiedenti una certa disponibilità economica (la parte maggiore), sia per la distribuzione del supporto fisico».

Anche gli amanuensi contestavano a Gutenberg l’idea di una stampa diffusa ed “industriale”, veloce e su carta priva di valore. Ricordare nostalgicamente il supporto fisico non è più un attaccamento al feticcio che non all’espressione artistica contenuta?
«Gli amanuensi si possono paragonare solo alle attuali macchine che duplicano CD, DVD e quant’altro. Non c’entrano, a mio avviso, con il supporto fisico e con l’opera in sé. Ma è proprio sul concetto di opera che ci si dovrebbe soffermare. Prima del ventesimo secolo la musica si poteva ascoltare esclusivamente “live” (chissà quanti concerti…), poi con la creazione del supporto fisico e del business è nato il concetto di “copia originale” che è un antitesi per definizione. Da qui in poi è rimasto tutto più o meno invariato: la ricerca della qualità (dal grammofono all’hi-fi), packaging sempre più affascinanti e accattivanti (ricordate le copertine dei dischi che si aprivano come un libro o gli Lp colorati?) e supporti per “portare” con sé la musica in giro (cassette o CD). Io credo che ogni persona che acquista (e sottolineo “acquista”) musica, voglia toccare con mano, vedere, ascoltare ciò che ha acquistato. Ma se “l’originale” costa troppo, se è quasi identico all’mp3 pirata, perché lo si dovrebbe comprare?».

Chi salverà la musica?
«Non so se la musica verrà salvata, per il concetto che ho di questa parola. Ribadisco solo che se si alzasse drasticamente la qualità del supporto originale così da creare una eccessiva differenza dall’mp3, se si aumentasse drasticamente la quantità dei contenuti speciali e se si abbassassero drasticamente i prezzi, sono sicuro che varrebbe la pena acquistare l’originale e l’mp3 potrebbe tranquillamente continuare ad esistere come “supporto portatile” e come “banco prova” prima di un eventuale acquisto».

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