La rete e l’onorevole

Quando la cosiddetta “salva-blog” ha fatto capolino, occorre ammetterlo, s’è nutrito il forte sospetto di una strumentalizzazione dell’argomento. L’enfasi raccoltasi attorno all’”ammazza-blog” era un megafono troppo ghiotto per non essere sfruttato, così s’è in qualche modo francobollata a priori (colpa o merito che sia, il tempo sarà giudice) l’iniziativa dell’on. Cassinelli come parassita, latrice di

Quando la cosiddetta “salva-blog” ha fatto capolino, occorre ammetterlo, s’è nutrito il forte sospetto di una strumentalizzazione dell’argomento. L’enfasi raccoltasi attorno all'”ammazza-blog” era un megafono troppo ghiotto per non essere sfruttato, così s’è in qualche modo francobollata a priori (colpa o merito che sia, il tempo sarà giudice) l’iniziativa dell’on. Cassinelli come parassita, latrice di discussioni vuote e degna di nota per il semplice motivo per cui il testo sarebbe comunque arrivato nelle sale dei bottoni.

Il sospetto, a distanza di giorni, rimane. Il passato costringe a rimanere vigili. Occorre però riconoscere all’on. Cassinelli anche un merito nel modo in cui ha approcciato la rete: passando sopra il “rumore” dei contestatori, linkando, raccogliendo le osservazioni, aprendosi ai social network. Addirittura ora si apre ad una collaborazione estesa, una sorta di fanta-wiki per abbozzare la norma da proporre in parlamento.

I sospetti sulla strumentalità dell’intervento non sono svaniti. L’inutilità del sospetto fine a se stesso, però, è cosa risaputa: la costanza del lavoro ne annulli le basi e saremo tutti più contenti. Ma di certe parole, fin da subito, occorre rendere onore:

A chi mi ha scritto “internet deve essere libero, non servono leggi”: ancora una volta, scusatemi, non sono d’accordo. Libertà non significa anarchia. Proprio per dare ad internet tutta la credibilità e l’autorevolezza che merita è necessario regolamentarlo in modo equilibrato e serio.

A chi mi ha scritto “leggiti l’articolo 21 della Costituzione!” (“Tutti hanno diritto di manifestare il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”): è proprio l’articolo che ho citato nella relazione allegata alla mia proposta di legge! Devo, quindi, dedurre che non l’abbiate nemmeno letta?

A chi mi ha scritto “con i problemi che ha l’Italia devi preoccuparti proprio di noi?”: conosco bene i problemi dell’Italia. La liberalizzazione di internet non è certo il primo problema del nostro Paese, ma questo non vuol dire che debba essere trascurato. O no?

A chi mi ha scritto “in realtà il tuo obiettivo è metterci il bavaglio!”: non è così, davvero. Per questo invito tutti, per l’ennesima volta, a farmi pervenire osservazioni e critiche ragionate e non solo messaggi che servono poco sia a me che a Voi.

A chi mi ha scritto interessanti suggerimenti: grazie mille! A questo argomento dedicherò un post nei prossimi giorni, quando avrò riunito tutto il materiale ricevuto (che è davvero tanto!).

A chi mi ha scritto commenti politici (in buona parte insulti al mia partito ed al suo leader, critiche alla legge elettorale con la quale sono stato eletto, eccetera): una volta tanto, lasciamo da parte la politica e cerchiamo di realizzare qualcosa di concreto e positivo.

A chi mi ha scritto “vaf****ulo”, “vai a lavorare”, “non romperci i co****ni” e messaggi similari: anche se non vedete i Vostri commenti pubblicati (per ovvie ragioni di pudore), Vi assicuro che li ho letti. Mi paiono argomentazioni, per così dire, di poco spessore. Ma sono comunque opinioni, e le rispetto.

La rete è così, è un caleidoscopio. Tutte le sfaccettature sono diverse, ma tutte meritano attenzione. Se è attenzione di pochi giorni (come dimostra l’esempio di illustri predecessori dell’on. Cassinelli), allora è sfruttamento strumentale del canale. Se invece è impegno continuo e prolungato, attenzione lucida e ricettiva, allora è un cambiamento epocale. Che la rete saprà premiare, con tutti gli eccessi che la contraddistinguono anche in questo senso.

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